Silver economy, Parente: “Investire su medicina di territorio e rivedere figura medico di base”

(Teleborsa) – “Nell’Osservatorio Tendercapital-Censis sulla Silver economy fa impressione vedere questo risentimento da parte dei giovani verso gli anziani. Colpisce, poi, il furore di rivivere degli stessi anziani, che durante la pandemia hanno pagato molto le conseguenze dell’emergenza sanitaria. La sanità deve essere concepita come investimento, per poter reinserire dal basso questa voglia di ripartire che va collegata con le opportunità che offre il Paese. Sviluppare la medicina del territorio significa cambiare approccio alla sanità dei cittadini e sviluppare telemedicina, device, 5G, domotica e in generale supportare concretamente l’innovazione tecnologica. Qualità significa, inoltre, avere un maggiore controllo e sono impegnata nel rilancio delle Rsa, migliorando anche la professionalità degli operatori”. È quanto afferma Annamaria Parente, presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato in occasione della presentazione, questa mattina presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, del secondo numero dell’Osservatorio Silver Economy Tendercapital-Censis dal titolo “La Silver economy nell’anno più nero”.


La “Silver economy nell’anno più nero”. Il rapporto Tendercapital-Censis evidenza la necessità di investire maggiormente nei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari rivolti agli anziani. Anche alla luce del Pnrr quali sono le proposte sul tavolo?

“Il rapporto evidenzia la volontà degli intervistati di investire soprattutto sulla medicina di territorio. Un obiettivo contenuto nel Pnrr dove ci sono grandi investimenti, pari a 7 miliardi, per la medicina di territorio. Il sentimento emerso dal rapporto corrisponde, dunque, con quanto stabilito dal parlamento e dal governo in Europa attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Questo a patto che noi abbiamo una visione più complessiva: investire in medicina territoriale deve significare investire in telemedicina, in teleassistenza, in domotica, in device, in tanta tecnologia. Facendo investimenti in questo settore noi stimoliamo, infatti, sia l’economia che l’occupazione”.

Su questo fronte quali sono state le maggiori criticità evidenziate dalla pandemia?

“È stata proprio la mancanza del rapporto tra casa, territorio, ospedale e viceversa. Tanti anziani sono finiti in ospedale con i cosiddetti ‘ricoveri sociali’ perché magari abitavano soli e non c’è una medicina di territorio sviluppata. La Commissione che ho l’onore di presiedere in Senato sta conducendo un’indagine conoscitiva proprio sulla medicina di territorio dalla quale sta emergendo esattamente questa problematica. Noi siamo un Paese che ha tantissime persone anziane con malattie croniche e quindi anche dopo le dimissioni dall’ospedale è necessario assicurare poi un’assistenza a casa. Questo è il futuro della sanità, dell’economia e dell’occupazione”.

In tale scenario ritiene che vada incrementato il lavoro dei medici di base?

“La figura del medico di base va rivista perché sviluppando la medicina del territorio dobbiamo imparare a lavorare in equipe altrimenti succede che il paziente va dal medico di base e poi, se ha bisogno di una visita specialistica, se la deve vedere da solo. Nella concezione che dovremmo avere il medico di base dovrebbe, invece, essere una sorta di primario territoriale. Una figura al centro di un lavoro svolto in equipe in coordinamento anche con gli ospedali. È una rivoluzione che dovremo compiere perché in tal modo verrebbe valorizzata la figura del medico di base ma anche la rete che c’è sul territorio con l’obiettivo di assicurare un’assistenza efficiente. Mai più deve succedere quello che è avvenuto durante l’epidemia: pazienti abbandonati a casa e medici di base con il timore di andare nelle case. Su questo siamo impegnati in parlamento con il governo: la Sanità diventa, infatti, centrale rispetto anche allo sviluppo economico, per essere vicini ai bisogni di un Paese che invecchia che devono essere soddisfatti”.

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