Sileoni (Fabi): Industriali via da cda delle banche

(Teleborsa) – Accelerare una legge sul conflitto d’interesse che regoli la presenza degli industriali nei cda delle banche dove hanno conti correnti e affidamenti.

È la richiesta formulata dal segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, in Audizione alla Commissione Finanza della Camera.

“Bisogna accelerare l’introduzione di una legge che regoli il conflitto d’interesse: serve una legge sul conflitto di interessi in banca, per impedire la presenza di imprenditori e industriali nei cda di istituti in cui hanno affidamenti e conti correnti“, ha chiesto Sileoni ricordando “gli scandali delle due banche venete e delle quattro ex ‘bridge bank’ su questo particolare argomento”.

“Sarebbe opportuno che quegli industriali o imprenditori che oggi ululano alla luna per difendere la propria banca locale, utilizzando come scudo un argomento a loro sconosciuto, – la difesa dei posti di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori – riportino i loro importanti fondi accumulati all’estero, investendoli nelle loro attività, senza utilizzare le garanzie di Stato che devono servire per le aziende sane o in difficoltà a causa del Coronavirus e della conseguente crisi economica”, ha aggiunto il segretario della Fabi.

Se il giudizio sul Dl liquidità è “nel complesso positivo”, per Sileoni, le misure attuali vanno integrate “con finanziamenti a fondo perduto almeno per le ditte individuali oltre che per le piccole e medie imprese”.

Si tratta di un passaggio fondamentale perché “è necessario evitare a tutti i costi che l’emergenza sanitaria si trasformi prima in dramma economico irreparabile e poi in una devastazione sociale. Il nostro privilegiato osservatorio all’interno del settore bancario prevede purtroppo, senza interventi a fondo perduto, una situazione sociale particolarmente difficile e pericolosa”.

In generale, il segretario della Fabi ha rilevato che “la macchina del decreto liquidità è partita a rilento: ci sono stati ritardi vari – burocratici, organizzativi e informatici – del Fondo di garanzia per le pmi, della Sace e anche delle banche”, anche per “le altissime aspettative” create negli imprenditori.

Fabi ha poi approvato “la richiesta dell’Abi volta ad alzare ai prestiti oltre i 25.000 euro la possibilità di presentare autocertificazioni al posto di bilanci e documenti: tutto questo dovrebbe consentire di erogare in tempi decisamente più rapidi i finanziamenti anche di importo più alto”.

Bene anche l’altra proposta Abi “di introdurre uno scudo penale sugli amministratori delegati delle banche, relativo a ipotesi di concorso in bancarotta o abusiva concessione di credito o in altre fattispecie non approfondite all’interno del decreto”.

La Federazione però ritiene “assurdo e inconcepibile che qualche gruppo bancario stia frenando sull’erogazione del credito proprio per ottenere uno scudo penale o legale utilizzando, in questo modo, l’arma ingiustificata del ricatto”.

(Foto: © Grosescu Alberto | 123RF)

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