Si allargano i sospetti sul PIL cinese. Si teme una manipolazione

I dati economici diffusi ieri dimostrano come la Cina abbia ottenuto ottimi risultati anche nel terzo trimestre dell’anno, battendo le attese di crescita del PIL dello 0,1%, fissando i valori al 6,9%.

Tuttavia il problema è che gli economisti sono diventati sempre più scettici sulle cifre della crescita cinese che, contro ogni previsione, ha tenuto il passo e nonostante altri dati dimostrino come la stessa Cina  mostri un vigoroso rallentamento.

Secondo Danny Gabay, direttore dell’autorevole società di consulenza finanziaria britannica “Fathom”, intervistato dalla BBC, il tasso di crescita della Cina potrebbe essere addirittura la metà delle cifre ufficiali.

“Francamente non crediamo alle stime ufficiali diffuse dal governo cinese”, ha detto Gabay. “I nostri dubbi non riguardano solo una chiusura del trimestre sospettosamente vicina all’obiettivo stimato in precedenza, cioè una crescita del 7% su base annua, ma anche una misura straordinariamente rapida delle stime che non vengono mai riviste”.

Fathom utilizza una versione dell’indice Li Keqiang, che è notoriamente preferita anche dal suo stesso inventore, Li Keqiang, premier del Consiglio di Stato cinese. Ebbene, Barclays ha prodotto un grafico che mostra come questo indice stimi la crescita cinese intorno al 3%, meno della metà dati ufficiali sul PIL.

Altri economisti concordano sul fatto che i dati ufficiali necessitino di una valutazione più attenta. “Queste cifre devono essere prese con una certa prudenza, in quanto il PIL ufficiale sembra essere diventato un povero indicatore della performance dell’economia cinese”, ha detto Julian Evans-Pritchard, economista per il mercato cinese presso Capital Economics.

Gli economisti ritengono che i difetti di calcolo del PIL cinese, combinati con la pressione politica per raggiungere a tutti i costi gli obiettivi programmati, possano distorcere i dati ufficiali.

Gli analisti hanno già manifestato dei sospetti sui dati pubblicati lo scorso giugno, con una crescita del PIL pari al 7% su base annua, nonostante il principale indice di borsa, lo Shanghai Composite Index, fosse caduto del 30% tra giugno e luglio, costringendo il governo a vietare la vendita allo scoperto per sei mesi.

Gran parte dell’opinione pubblica crede che la crescita cinese sia stabile, qualcun altro la crede lievemente inferiore ai dati pubblicati, ma non tutti sono convinti. “Ci sarà il giorno della resa dei conti”, ha predetto Gabay.

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