Sesana (Generali Italia): “Rapporto vita familiare-lavoro questione strategica in gestione imprese”

(Teleborsa) – Crolla il tasso di natalitàin Italia. Nel 2020 secondo l’Istat sono nati solo 404.000 bambini. Una questione, quella della denatalità, che va affrontata partendo da un profilo socioculturale che è definita, tra i suoi aspetti, dal fondamentale rapporto tra famiglia e lavoro. “E’ un tema che si pone a tutti i livelli economici e sociali, dobbiamo porci in modo nuovo la questione della conciliazione tra la vita personale e il lavoro, come una questione strategica per la gestione delle imprese”. Lo afferma Marco Sesana, Country Manager & CEO di Generali Italia e Global Business Lines, all’Auditorium della Conciliazione a Roma per gli Stati Generali della Natalità, evento organizzato per riflettere e provare ad immaginare una nuova narrazione della natalità`.


“Dobbiamo sostenere la genitorialità e dobbiamo diffondere i servizi e le facilitazioni per la vita familiare dei nostri collaboratori. Ad essere centrale è il cambio culturale del management: il modo di gestire le nostre aziende, di valutare le persone e gestire le carriere. È quindi necessario considerare la maternità e la paternità come esperienze di vita che rafforzano quelle capacità che nelle aziende chiamiamo soft skills”.

Occorre, quindi, creare una rete sociale intorno alle famiglie per valorizzare il principio della sussidiarietà, per essere vicini in modo efficiente alle famiglie e più capaci di interpretarne le esigenze. “Le aziende devono quindi investire sul capitale umano, promuovendo a tutti i livelli non solo le opportunità di affermazione professionale, ma anche il contributo di diversità del punto di vista caratteriale” – continua il numero uno di Generali Italia – “mi riferisco al crescente impegno delle imprese nella sostenibilità sociale e ambientale. Le imprese si rendono conto della necessità di agire non solo come soggetti economici di mercato, ma anche come soggetti sociali, aggregatori di comunità”.

Sesana delinea e suggerisce anche gli ambiti di intervento. Rompere le rigidità culturali e organizzative che accrescono le difficoltà familiari e contribuiscono alla denatalità “per avere fiducia nel futuro della società”; sostenere le famiglie nell’educazione e nella cura dei figli: “se tanti giovani non completano il ciclo degli studi è anche per la difficoltà delle famiglie. Il welfare aziendale è in grado di sostenere le famiglie in tutto il ciclo della cura e dell’educazione, anche promuovendo la cooperazione delle imprese con la scuola e l’università”; l’assistenza agli anziani, “un vuoto che le imprese possono contribuire a colmare agendo contemporaneamente sull’offerta, aggregando servizi, e sulla domanda, sostenendo le famiglie”.

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