Sempre più forte la preoccupazione per la sorte di Alitalia

(Teleborsa) – Che la preoccupazione sullo stato di Alitalia sia forte è dire poco. Tra i Ministri e lo stesso Premier del Governo italiano che stanno affrontando la questione della sorte di quella neppure non troppo tempo orsono era la compagnia di bandiera della nazione c’è vero e proprio sgomento per la “lentezza” con cui il management dell’aerolinea sta ritardando la messa a punto di questo piano industriale di cui si parla come imminente da mesi ma di cui non sembra proprio esserci ancora traccia alcuna. Nonostante le pubbliche parole di tranquillità e certezza.

Il problema del ritardo, come facilmente immaginabile, sta proprio nei numeri: più alto del previsto il “buco” da colmare, più numeroso di quanto si voglia far credere all’esterno il numero dei dipendenti da mandare a casa. Con i sindacati che da parte loro non vogliono assolutamente sentir parlare di ridimensionamenti in quanto a retribuzioni, tanto meno di licenziamenti. Intanto i giorni passano, e le casse di Alitalia si fanno sempre più vuote. La “spia della riserva” sarebbe oramai costantemente accesa e il rischio che il carburante non giunga più ad alimentare i reattori è sempre più imminente. 

A ciò si aggiungerebbe l’alto tasso di litigiosità tra i soci non più disposti più a versar neppur un solo un centesimo di euro, con chi, come le banche, leggi Intesa San Paolo e Unicredit, preoccupate solo per le proprie pesanti esposizioni che rischiano di frantumarsi tra le maglie di un sempre più possibile dissesto.

Ed è, guarda caso, proprio l’esito dell’incontro di poche ore fa tra l’azienda e le rappresentanze sindacali ad aver innalzato il livello delle preoccupazioni. Esito dell’incontro spacciato come un reciproco successo, ricco di soddisfazioni. Il “congelamento” della situazione attuale fino al 31 maggio senza neppure nel frattempo l’abbozzo di qualche correttivo è quel che rischia, invece,di far precipiterai Alitalia nel fallimento e nel commissariamento. Senza urgente intervento su tutti i numeri, altro che ripresa!

È evidente come la compagnia abbia fatto marcia indietro con i sindacati sul rinnovo del contratto grazie alle pressioni dell’esecutivo, concedendo loro di discuterne solo dopo la presentazione del piano di rilancio. Chiara mossa del Governo nel cercar di mantenere una “pace sociale” sull’orlo del tracollo, che ha concesso una manciata di minuti di apparente tranquillità. Un prender tempo nella speranza di un vero e proprio miracolo, tanto improbabile ma pur sempre possibile.

L’emergenza più grave, come si è detto, è il rapido esaurirsi della liquidità. C’è margine fino alla fine di marzo, al massimo fino a metà aprile. Dopo, senza il “disco verde” al piano industriale di Unicredit e Intesa Sanpaolo, soci e creditori, i soldi in cassa inevitabilmente dovrebbero terminare. Ed è in vista di questa emergenza estrema che il Governo avrebbe, per non dire ha già, pronta la soluzione dell’amministrazione controllata, una sorta di commissariamento attraverso il quale appunto il Governo prenderebbe in mano le redini per il salvataggio del vettore.

Dalla compagnia, tuttavia, nessun commento su questa eventuale soluzione. Il lavoro dei consulenti, Roland Berger per la parte industriale e Kpmg per quella finanziaria, per la messa a punto del “piano” è in ogni caso alle battute finali. E già in settimana il documento potrebbe essere presento a Governo, sindacati e azionisti, banche comprese.

“Piano”, come è noto ormai da tempo, che prevede in ogni caso il ridimensionamento dei voli nazionali ed europei assieme allo’incremento delle più remunerative rotte intercontinentali. E allo scopo, si sa già che dal prossimo agosto Alitalia disporrà in flotta di un primo Boeing 777-300ER col ruolo di “nuova ammiraglia” della flotta, in aggiunta ai 777-200 che assieme agli Airbus A3300-200 assicurano i collegamenti a lungo raggio

Le stime indicano per Alitalia un passivo 2016 di circa 500 milioni di euro. La prima versione del piano dell’Ad Cramer Ball prevedeva una riduzione dei costi per 160 milioni di euro nel 2017, esclusi i costi del personale. Ma il lavoro degli advisor avrebbe decretato l’entità dei tagli fino a 400 milioni di euro a regime.

Per quanto riguarda poi poi il personale, le voci parlano di circa duemila esuberi. Numeri questi ultimi, tuttavia sino ad ora seccamente rifiutati da sindacati e Governo. La prima parola sulla validità o meno del nuovo piano industriale spetta, comunque, alla banche. Le Assicurazioni Generali, altro determinante socio, hanno già espresso il proprio no alla conversione del proprio bond da 300 milioni, con la posizione di conseguenza sempre più difficile del socio “emiratino” Ethiad detentore del 49% di Alitalia di fatto “sfiduciato”.

Sempre più forte la preoccupazione per la sorte di Alitalia