Scuola: vincolo 5 anni, crescono proteste e indignazione

(Teleborsa) – Fa discutere il blocco per cinque anni degli spostamenti del personale assunto. Secondo la stampa specializzata a poche settimane dalla pubblicazione dell’ordinanza sulla mobilità resta ormai solo qualche spiraglio sul quale tanti docenti continuano a sperare facendo affidamento alle dichiarazioni di vari politici del governo, tanto più che ora son tutti, o quasi tutti al governo. “Ci si sta rendendo conto – scrive Orizzonte Scuola – che, al di là del suo nobile intento, la norma sul blocco quinquennale ha inciso solo in piccola parte sulla continuità didattica, introducendo, se possibile, ulteriori forme di disagio, di discriminazione e di cattivo andamento della pubblica amministrazione. Di discriminazione poiché chi era stato assunto prima questo problema non lo ha avuto”.

Una maestra interessata di una scuola emiliana denuncia che “le GAE e il concorso 2016 non avevano vincoli. Il concorso straordinario 2018 lo aveva ma era triennale, con vincolo su provincia e non su scuola e con possibilità di assegnazione/utilizzazione. Ci sono docenti che da Forlì sono state mandare a Piacenza e viceversa. La situazione è invivibile. Sappiamo che potrebbe esserci la possibilità di inserire una norma d’urgenza nel Decreto sostegno che possa prevederne almeno una deroga. Il tempo però è davvero agli sgoccioli”.

Anche la ratio del vincolo, quale dovrebbe esser la salvaguardia del mantenimento della continuità didattica, alla fine si è rivelata “un falso problema: se mi danno una terza superiore o della primaria poi che cosa faccio dopo cinque anni? Abbandono ugualmente i bambini. Lo dimostra anche il fatto dei diplomati magistrale ai quali non è più stata data l’utilizzazione, quest’anno il Ministero non ne ha voluto sapere”. Eppure, continua la maestra, “c’è una pandemia, si sta lontano dai figli, si vive sui pullman, sui treni, sembrava anche logico, anche perché era un’azione a costo zero. Ma non è entrata, ora non si sa bene che cosa aspettarsi”.

Quello che c’è da aspettarsi, commenta il sindacato Anief, è senza dubbio “la cancellazione della norma. Non riusciamo a comprendere perché si debba impedire a decine di migliaia di docenti, Ata e Dsga di spostarsi di sede, in presenza di posti privi di titolare, sapendo bene che questo stesso personale periodicamente sarà costretto a spostarsi di regione, anche di oltre mille chilometri, in un periodo durante il quale le autorità sanitarie e le stesse norme sugli spostamenti dei cittadini impediscono di spostarsi di regione.

Secondo Marcello Pacifico, leader del sindacato, “si tratterebbe di una disposizione di buon senso e a costo zero. Quindi, si avrebbero solo vantaggi: per i diretti interessati, per la sua salute e quella di tutti. Cosa aspettiamo? La speranza, per salvare la situazione in vista dell’inizio del prossimo anno scolastico, è far passare un emendamento in questa direzione nella conversione in legge del decreto Sostegni. Altrimenti – conclude Pacifico -, come da noi annunciato nei giorni scorsi, la questione passerà direttamente in tribunale”.

(Foto: Alexas_Fotos /Pixabay)

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