Scuola, stipendi sotto la soglia di povertà

(Teleborsa) – La differenza strutturale tra il compenso di un insegnante italiano e quello di un collega europeo sta nelle progressioni accreditate nel tempo: ai nostri docenti si applicano aumenti minimi, in media ogni quattro-cinque anni, mentre ai colleghi di oltre confine si danno incrementi più ravvicinati e sostanziosi. Lo si evince dall’annuale pubblicazione dell’OCSE, Regard de l’éducation.

Quando si parla di stipendi annui lordi dei docenti europei, nella maggior parte dei casi in fase iniziale sono abbastanza ravvicinati: tranne “la Germania che assegna retribuzioni doppie di quelle italiane”, lo stipendio lordo iniziale annuo dei docenti italiani di scuola primaria (e di scuola dell’infanzia), è di circa tre mila euro al di sotto della media dei Paesi dell’UE (31.699) e di quasi 4 mila sotto la media dei Paesi aderenti all’OCSE” La rivista rileva che la forbice sulla retribuzione, però, a fine carriera si triplica: prima di andare in pensione, la distanza “per i docenti italiani di primaria è di 11 mila euro inferiore alla media dei Paesi europei“.

Lo stesso vale per gli altri gradi scolastici. “Vi è analogia di posizioni e di rapporti anche per i professori della secondaria di I grado, che, rispetto alla media retributiva iniziale dei Paesi dell’UE, hanno stipendi annui lordi inferiore di circa 3mila euro. Gli stipendi di fine carriera dei professori di scuola secondaria di I grado dei Paesi UE superano di circa 10 mila euro annui quelli degli italiani”. È emblematico il caso dei docenti francesi delle scuole medie: “Nel confronto con i colleghi francesi i professori italiani la differenza nello stipendio iniziale vede i transalpini in vantaggio di poche centinaia” di euro, “ma a fine carriera i francesi superano di ottomila euro i docenti di casa nostra”. In questo caso il gap nel corso degli anni diventa abissale, perché si materializza in una condizione di partenza quasi analoga.

Il sindacato Anief ritiene che il Governo del Cambiamento debba affrontare il problema in modo serio e immediato: “I numeri parlano chiaro – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – e valgono più di tutto. Quello che serve per i nostri docenti della scuola pubblica è un investimento corposo, che si può realizzare negli anni. Quindi all’inizio di una legislatura, come quella attuale, sarebbe l’ideale. Anziché andare a legiferare sull’autonomia differenziata oppure investire tutte le risorse su contesti non da emergenza, i nostri governanti devono affrontare il problema degli stipendi di chi opera nella scuola. Con meno di 29 mila euro lordi l’anno di media, circa 1.400 euro netti al mese, una famiglia di tre persone è sotto la soglia di povertà”.

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