Scuola, serviranno cinque generazioni di studenti per avere edifici antisismici e sicuri

(Teleborsa) – Le denunce Udir sulla mancata sicurezza sulle scuole italiane hanno trovato piene conferme nel 18esimo rapporto di Legambiente Ecoscuola: il rapporto ha evidenziato le mancate promesse dell’anagrafe scolastica, ricevendo le attenzioni della stampa nazionale.

Il dato di partenza è che gli investimenti fatti dagli ultimi due Governi non hanno sanato affatto la situazione della mancata sicurezza delle nostre scuole. Per sintetizzare lo stato di pericolo e la lentezza degli interventi, Legambiente ha affermato che serviranno “ancora cinque generazioni di studenti” per avere “tutte le scuole d’Italia antisismiche e sicure”: necessiteranno, infatti, 113 anni per completare i lavori di messa in sicurezza dei 15.055 edifici scolastici che si trovano in zona sismica 1 e 2, cioè a rischio di terremoti fortissimi o forti.

Il problema, spiega l’associazione ambientalista, è la “vecchiaia” delle strutture scolastiche: oltre il 60% del totale è stato costruito prima del 1976, anno di entrata in vigore della normativa antisismica, varata sull’onda emotiva del disastroso terremoto del Friuli. 

Preso atto della situazione da allarme rosso, con troppi edifici potenzialmente pericolosi, Udir ha prodotto un dossier esplicativo sulla vulnerabilità sismica delle strutture dove ogni giorno studiano otto milioni di alunni e operano oltre un milione di lavoratori, tra docenti, dirigenti scolastici e dipendenti. Lo studio Udir riguarda i 42.407 edifici scolastici censiti e il loro obbligo delle dichiarazioni sulla classificazione del rischio sismico: dalle sue analisi, purtroppo, non pare affatto che i nostri istituti godano di buona salute in base ai parametri del rischio sulla vulnerabilità degli stessi manufatti.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e Udir, ricorda che “durante gli incontri degli ultimi mesi con centinaia di presidi, è stata pressoché unanime la richiesta di cambiare in toto il Testo Unico sulla sicurezza. I presidi sanno bene che vi è un collegamento immediato tra il problema della sicurezza e quello della responsabilità che ricade sulle loro persone: ci sono dei capi d’istituto costretti a difendersi dalle accuse riconducibili alle analisi tecniche sui documenti di prevenzione, sicurezza e salute, con richieste di condanne penali da tre anni e mezzo in su”. Se non vogliamo che si arrivi a chiudere la metà delle nostre scuole, quelle insicure indicate da Legambiente, “non c’è altra soluzione: modificare la legge. Non è possibile finire in carcere per colpa dello Stato, tra l’altro per uno stipendio dimezzato rispetto ai colleghi di tutti gli altri comparti”, conclude Pacifico.

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