Scuola, la maturità cambia abito nel 2019

(Teleborsa) – Gli Esami di Stato del secondo ciclo cambiano volto: dal prossimo anno scolastico, gli studenti impegnati nella maturità saranno infatti alle prese con nuove prove scritte che rischiano di depotenziare la valenza complessiva della maturità.

Le innovazioni verteranno principalmente sulla seconda prova scritta: comprenderà più discipline, ci sarà la definizione dei quadri di riferimento, la mancanza di un riferimento esplicito ed esclusivo alle conoscenze, abilità e competenze del quinto anno e la definizione di una griglia di valutazione comune. Tra le (poche) novità positive –  spiega il sindacato della scuola Anief – c’è l’introduzione di un curriculum dello studente allegato al diploma, nel quale saranno “indicati, in forma descrittiva, i livelli di apprendimento conseguiti nelle prove scritte a carattere nazionale”, distintamente per ciascuna delle discipline oggetto di rilevazione e la certificazione sulle abilità di comprensione e uso della lingua inglese.

Secondo il giovane sindacato, la revisione delle prove ha comunque “depotenziato” gli esami di maturità, perché dal 2019 si svolgeranno meno prove, solo due scritti e un’orale, ma ha anche apportato una complessiva riduzione dei punteggi derivanti degli esiti diretti dell’esame stesso. Per l’Anief anche il continuo investimento sulle prove standardizzate Invalsi ha collaborato in questo: “stiamo andando verso un sistema che guarda sempre più alla valutazione delle nozioni e della preparazione di base, quindi ad una istruzione sempre più piatta. E pensare che solo qualche mese fa, lo stesso Istituto Invalsi aveva ammesso, al termine di un monitoraggio nazionale, che occorrono politiche scolastiche differenziate in base alle esigenze del territorio e alle tipologie di scuole”.

“Ci saremmo certamente aspettati modifiche che rimpolpassero, in assoluto, lo spessore della scuola superiore di secondo grado. Sarebbe stato quindi più opportuno qualificare il titolo di studio, elevandone la qualità complessiva – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –. Questo, avrebbe contribuito anche a spazzare via, una volta per tutte, i periodici tentativi di cancellazione del valore legale del titolo di studio: è una questione di primaria importanza, perché in tal modo si dà il giusto valore all’impegno degli studenti e si risolleva, anche a livello di considerazione sociale, l’operato di docenti e personale Ata. Anziché sulla verifica caso per caso, si è voluto puntare, invece, sulla logica dell’uniformità a tutti i costi” – conclude il sindacalista.

Scuola, la maturità cambia abito nel 2019