Scuola, in arrivo da aprile mini aumento agli stipendi

(Teleborsa) – Cresce l’attenzione sulla flat tax la “tassa piatta” che riguarderebbe circa 16,4 milioni di famiglie con un vantaggio medio familiare di circa 3.600 euro. Due le aliquote: il 15% fino a 80 mila euro di reddito e il 20% per i redditi eccedenti tale soglia. Del costo totale della misura, il peso della clausola di salvaguardia sarebbe di 4,4 miliardi di euro.

In attesa di comprendere come reagirà il parterre politico di maggioranza parlamentare alla proposta del vicepremier Matteo Salvini, il sindacato della scuola Anief sostiene che la flat tax per i lavoratori pubblici “potrebbe finalmente muovere in modo sostanzioso i salari di oltre tre milioni di lavoratori” di cui un terzo appartenenti alla scuola. Tuttavia, anche alla luce delle perplessità espresse dal Movimento 5 Stelle, “i dipendenti statali non possono rimanere legati ad un progetto di legge ancora tutto da definire”. Perché il tempo passa e il contratto sottoscritto un anno fa è scaduto a dicembre 2018. E gli 85 euro di aumento medio lordo sono stati già divorati dall’inflazione, considerando che pure dopo gli incrementi il costo della vita continuava comunque a sovrastare i salari degli statali di oltre il 5% visto che 8 punti percentuali sono stati accumulati tra il 2007 e il 2015.

L’unica buona notizia – spiega il giovane sindacato della scuola – è che dal mese prossimo, proprio perché non è stato rinnovato il contratto, per tutti i dipendenti pubblici arriverà un piccolo aumento: come indicato dalla normativa vigente, la legge di bilancio ha previsto che, qualora entro il mese di aprile dell’anno seguente alla scadenza del CCNL non si sia ancora provveduto al rinnovo, è riconosciuto un anticipo dei benefici che saranno ottenuti con la stipula del Contratto medesimo. Si tratta della cosiddetta indennità di vacanza contrattuale (IVC) pari allo 0,42 per cento dal 1° aprile 2019 al 30 giugno 2019 e dello 0,7 per cento a decorrere dal 1° luglio 2019.

Solo che l’indennità di vacanza contrattuale sarà calcolata non sull’intera retribuzione ma sulle sole voci stipendiali, quantificate in media per il settore statale in 25.184 euro l’anno: applicandola, si arriva ad un aumento di 8 euro a partire dal 1° aprile 2019, che può arrivare a 13–14 da luglio 2019 (sempre che nel frattempo non si giunga alla firma di un nuovo contratto): tale possibilità, tuttavia, è oggi da scartare al 100 per cento, considerando che l’impegno finanziario necessario, nell’ordine dei miliardi di euro, deve passare necessariamente per una nuova manovra economica; quindi se ne riparlerebbe non prima del gennaio 2020.

Gli stipendi dei docenti e Ata della scuola continuano ad essere i più bassi della pubblica amministrazione – tuona Marcello Pacifico Presidente Anief – ben venga la nostra battaglia legale per il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-2018, al fine da recuperare almeno il 50% del tasso Ipca non aggiornato dal mese di settembre 2015. Oltre che rivendicare migliaia di euro per i mancati arretrati, vista l’irrisorietà di quelli corrisposti ad aprile con una quota forfetaria indecente. Lo Stato non dovrebbe essere portato in tribunale per dare questi soldi”.

Più di tre milioni di dipendenti pubblici non possono attendere ancora – continua il sindacalista – . La Ministra Giulia Bongiorno ci convochi, anche ratificando la rappresentatività Anief e si parta da aumenti veri: 200 euro a dipendente, più gli arretrati che mancano. Certo, servono le risorse, ma come sono state trovate per il reddito di cittadinanza verranno reperite pure per questa necessità impellente. E non si pensi di distogliere l’attenzione puntando sull’incostituzionale progetto di regionalizzazione l’istruzione, che creerebbe solo ulteriore ricchezza a chi già è ricco”.

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