Scuola, il Premier fa mea culpa dando ragione ai sindacati

(Teleborsa) – Ad un anno dal varo della riforma La Buona Scuola, il Premier Matteo Renzi ammette che sulla scuola si è creata una frattura all’interno del Pd.

Il capo del governo ha comunque sottolineato che il suo partito ha fatto passi avanti nel gestire il malcontento, che un anno fa portò in piazza oltre 600 mila docenti. Però non tutti la vedono così, perché Roberto Speranza, esponente delle minoranze, ha sollecitato la riapertura di un tavolo di confronto con gli insegnanti ed il mondo della scuola.

In questo dibattito si è inserito anche il sindacato Anief, che replica al Premier: “la Legge 107/2015 è stata approvata contro il volere della stragrande maggioranza del popolo della scuola. Lo avevamo detto in sede di discussione alla Camera, al Senato e pure nella sede del Partito Democratico”.

Il leader del sindacato, Marcello Pacifico, ricorda: “Ci eravamo espressi contro il merito, che si sarebbe potuto adottare a patto di incrementare a tutti lo stipendio del 20 per cento, e contro le assunzioni rivolte a frange di precari. Avevamo messo in guardia l’esecutivo pure sulla cattiva gestione del potenziamento, sulla mancata considerazione del personale ATA, sulla chiamata diretta, già reputata incostituzionale, sull’aggiornamento, che ha inspiegabilmente escluso precari, amministrativi, tecnici e ausiliari”.

“Nulla di quanto abbiamo detto ha avuto seguito”, ha concluso.

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