Scuola, il governo apre al rinnovo del contratto ma confonde il merito con gli stipendi fermi da 6 anni

(Teleborsa) – Il Governo ha intenzione di avviare la trattativa con i sindacati proponendo 17 euro lordi di aumento annuo su buste paga divorate da un’inflazione che galoppa e che in meno di un decennio si è impennata del 20 per cento.

“Si tratta di risorse che verranno percepite solo da una minoranza del personale. E tutti gli altri?” si chiede il sindacato della scuola, Anief. 

“Forse il Ministro dell’Istruzione non sa che questa situazione di stallo per 3 milioni di dipendenti pubblici, come comunicato dal Mef, potrebbe prorogarsi almeno sino al 2018 e forse anche al 2021. Quindi, si profila che i lavoratori siano condannati a percepire ancora lo stesso stipendio per altri cinque anni” commenta Marcello Pacifico presidente Anief e segretario confederale Cisal che rivolgendosi al Ministro Giannini e al Ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia, ricorda: “è giunta l’ora di sbloccare anche il turn over, favorire un reale assorbimento dei precari, adeguare i pensionamenti alla realtà europea. Se davvero si vuole rilanciare la pubblica amministrazione, occorre ripartire da compensi dignitosi e da un ricambio occupazionale vero”.

“Se ai docenti proprio oggi il Ministro Giannini ha auspicato il rinnovo contrattuale e l’adeguamento degli stipendi-base, confondendoli per il merito professionale, ai dirigenti scolastici va forse ancora peggio” continua il sindacalista. Il Ministro dell’Istruzione ha dichiarato che “l’esito della valutazione sarà utilizzato per la retribuzione di risultato dei dirigenti”, peccato “che abbia dimenticato di dire che la retribuzione di risultato è oggi pari al 3,86% dello stipendio: cosa si vuole premiare con 175 euro al mese lordi? aggiunge Pacifico. 

Il presidente Anief fa sapere che “è forte tra i sindacati la tentazione di lasciar perdere, di firmare pur di chiudere una vicenda che si trascina ormai da quattro anni consecutivi” ma sostiene che è meglio non firmare: “meglio non avallare le pretese del Miur e del Mef, meglio arrivare più forti davanti al giudice del lavoro”.

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