Scuola, i sindacati chiedono di rivedere il bando del concorso. Ecco i punti “dolenti”

(Teleborsa) – Il concorso a cattedre annunciato dal Renzi continua a generare scetticismo tra gli addetti ai lavori.

I punti del bando su cui i sindacati puntano il dito sono infatti molteplici, a cominciare dal fatto che rimangono esclusi i giovani laureati, i precari non abilitati con 36 mesi di servizio, i docenti di ruolo, gli specializzandi nel sostegno e abilitandi nelle discipline.

Tra i punti da rivedere anche il fatto che vi sono incongruenze nello svolgimento delle prove d’esame.

Per esempio, la verifica scritta di inglese, francese, spagnolo e tedesco sarà fatta realizzare ai candidati senza l’utilizzo del dizionario, fa notare l’Anief.
Curiosamente, però, per le lingue arabo, cinese, giapponese e portoghese sarà invece consentito l’uso del dizionario.

Inoltre nella bozza del concorso vi sono difformità sul livello “di padronanza delle discipline stesse, nonché la relativa capacità di trasmissione e di progettazione didattica”, oltre che “di comprensione e conversazione”: per inglese francese, tedesco, spagnolo e portoghese è richiesto il C1 del QCER; per Arabo il livello indicato si ferma al B1; mentre per cinese e giapponese non è nemmeno indicato.

La bozza generale del concorso riporta inoltre che “per le classi di concorso di lingua straniera la prova orale si svolge interamente nella lingua stessa”, ma questa regola varrà solo per la lingua inglese, francese, spagnolo, tedesco e portoghese, perché l’allegato A del bando riporta che la prova orale di arabo alle superiori “si svolge in parte in lingua araba”, con eccezioni previste pure per cinese e giapponese.

“Il Ministero dell’Istruzione verifichi queste incongruenze, perché un eventuale trattamento diversificato degli aspiranti docenti di lingue straniere, durante le prove scritte e orali, non sarebbe ammissibile. In caso contrario, se il testo del bando e degli allegati rimanessero immutati, l’amministrazione scolastica si renderebbe artefice di un’organizzazione del concorso con prove troppo diverse l’una dall’altra. Una circostanza che potrebbe dare vita a richieste ufficiali di chiarimento, anche in sede giudiziaria” rileva il Presidente Anief Marcello Pacifico.

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