Scuola, dirigenti con più incarichi e stipendi “miseri”

(Teleborsa) – C’è un passaggio nella riforma della scuola di cui nessuno parla: quello relativo all’ingente carico di responsabilità e di lavoro che la Buona Scuola, mette sulle spalle dei dirigenti scolastici. Il percorso, avviato 15 anni fa con l’entrata in vigore della scuola dell’autonomia, è dunque giunto a destinazione solo da pochi mesi, attraverso l’approvazione di nuove norme, come l’introduzione del merito professionale e degli albi territoriali, la cui applicazione rimane ancora poco chiara ed efficace.

Tuttavia, a questo aumento di lavoro e responsabilità non è corrisposto anche un adeguato aumento di stipendio, che appare, anzi, sempre più misero.  

La parabola discendente degli stipendi dei dirigenti della scuola è iniziata con l’approvazione della Legge 122/2010, che ha stabilito il blocco delle retribuzioni per i pubblici dipendenti. Solo che per i dirigenti scolastici si è andati ben oltre. Perché il MIUR e il MEF hanno tagliato il Fondo unico nazionale in modo del tutto cervellotico. 

I dirigenti scolastici hanno subito in tre anni un danno di circa 15 mila euro e, ad oggi, continuano a percepire circa 400 euro in meno al mese. 

A partire dal corrente anno scolastico, il Fondo unico nazionale  viene incrementato di 35 milioni lordo stato e, per il lordo dipendente sono circa 25 milioni e mezzo di euro; in media si tratta di poco più di 3.000 euro annui, di cui 240 mensili. Sommati a quanto indebitamente sottratto negli anni precedenti, fanno 10 mila euro l’anno, intorno ai 750 euro al mese. La legge stabilisce anche uno stanziamento straordinario, una tantum, pari a 46 milioni per l’anno 2016 e 17 milioni per l’anno 2017. In totale, sono 63 milioni lordo stato, circa 39 milioni lordo dipendente, in media 5.700 euro pro-capite.

“A fronte di questi incrementi da corrispondere nell’anno in corso, da Viale Trastevere tutto tace”, spiega Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief. “Il sospetto è che il Miur attenda il rinnovo del contratto nazionale. Per quanto riguarda l’utilizzazione dei fondi stanziati dalla Buona Scuola, tuttavia, non c’è bisogno del nuovo contratto: basta il contratto vigente e per restituire il maltolto non si occorre altro”, conclude il sindacalista.

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