Scuola: dal prossimo anno a rischio aumento stipendi, ricorsi in arrivo

(Teleborsa) – Si conferma a rischio l’aumento del 3,48%, di aumento a regime assegnato a circa un milione e 300 mila docenti e Ata della scuola pubblica attraverso il CCNL firmato lo scorso aprile: dal prossimo 31 dicembre, una parte non indifferente dei micro-aumenti accordati, pari ad 85 euro lordi medi complessivi a lavoratore, saranno infatti privi di copertura. Ad essere in dubbio è l’elemento perequativo previsto dall’articolo 37 del CCNL vigente che non avendo adeguata copertura (servono circa 300 milioni di euro) sottrarrà circa 20 euro medi a dipendente, vanificando in questo modo un quarto dell’incremento stipendiale arrivato dopo un decennio di blocco stipendiale.

Molti più soldi servirebbero poi per l’indennità di vacanza contrattuale, il “paracadute” da assegnare per legge per andare a coprire la metà del 14% di inflazione accumulata negli anni più il 50% dell’1,4% del tasso IPCA previsto per il 2019 dall’attuale governo, per un totale del 7,7%.

Il sindacato della scuola, Anief, quantifica in 4.500 euro a lavoratore la somma da recuperare da settembre 2015 attraverso lo specifico ricorso che deve essere preceduto da specifica diffida. Nel caso in cui fosse accolto, inoltre, si prenderebbero aumenti di 170 euro in media in più al mese, più del doppio dell’attuale assegno concordato dai sindacati firmatari e bloccato ai valori del 2010.

“Sinora ad oggi, stando al Documento di economia e finanza presentato alle Camere, le risorse pubbliche previste dalla legge di bilancio di fine anno – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – non prevedono l’indennità prevista dalla legge per la tutela della dignità professionale e remunerativa del dipendente. C’è anche da recuperare la metà del tasso dell’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi dell’Unione Europea a partire dal settembre 2015, che ai lavoratori è stata sottratta: stiamo parlando di oltre 28 mensilità, per complessive 4.500 euro a lavoratore che devono essere recuperate necessariamente attraverso il giudice”.

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