Scuola, Anief cita Stato italiano su abuso contratti a termine

(Teleborsa) – Si è svolto oggi, 5 marzo, a Bruxelles, un importante appuntamento istituzionale e un momento di riflessione sulla precarietà nel mondo del lavoro e sulle possibili soluzioni.

Nel corso del “Cesi Talk on precarious work and lack of access to social rights; the particular case of fixed-term contracts” (Dibattito Cesi sul lavoro precario e mancanza di accesso ai diritti social, il caso particolare dei contratti a termine), è intervenuto anche il Presidente nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico, a cui è stato affidato il compito di suggerire pareri su proposte di legge europee, alla presenza del vice-presidente del Parlamento europeo e di diversi deputati.

Le regole europee esistono, ma non sono rispettate dagli Stati membri” – ha sottolineato Pacifico – dopo una disamina sul legame della direttiva 70/99 sui contratti a termine con la Carta sociale europea, il Trattato di funzionamento dell’Unione e la Convenzione Oil, nonché con una decina di altre direttive relative alla politica sociale.

“La situazione di mancato rispetto delle regole è testimoniata – ha proseguito il sindacalista – dalle cento sentenze della CGUE passate in rassegna, di cui la metà sull’abuso dei contratti a termine, per lo più relative all’Italia e alla Spagna, spesso discusse dagli avvocati dell’Anief come nel caso della Mascolo, della Santoro o della Motter, dove lo Stato per ragioni di pareggio di bilancio in questi vent’anni ha violato sistematicamente il diritto di migliaia di lavoratori precari“.

Pacifico ha anche fatto un riferimento specifico all’Italia, alle norme del lavoro approvate da un precedente governo, quello guidato da Matteo Renzi: “Il Jobs act, ad esempio, con la modifica del decreto legislativo 368/01 ha aumentato di 250 mila i posti a tempo determinato e diminuito di 90 mila quelli a tempo indeterminato (ISTAT, gennaio 2019) e di 40 mila quelli di atipici”.

Il Presidente Anief ha concluso il suo intervento auspicando che il CESE (Comitato economico e sociale europeo) apra un’inchiesta sull’applicazione del diritto dell’Unione negli Stati membri, la Commissione decida sulla procedura d’infrazione 4231/14 contro lo Stato italiano e il Consiglio sull’adozione di una nuova direttiva più vincolante come il Parlamento europeo nella risoluzione 242/18 ha auspicato.

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