Scuola, aggiornamento graduatorie non risolverà “vuoti di organico”

(Teleborsa) – L’aggiornamento delle graduatorie (Gae) per il triennio 2019-2022 da parte del Ministero (Miur), non risolverà il problema dei “vuoti di organico” che verranno a crearsi a partire dal prossimo anno scolastico, a settembre, anche per effetto delle uscite indotte da Quota 100 nella PA. Lo conferma il Consiglio superiore della Pubblica Istruzione (CSPI), organismo super partes deputato ad esprimersi su questioni tecnico-politiche della scuola.

Il Consiglio superiore suggerisce quindi al Miur un piano straordinario per la copertura di tutti i posti vacanti, con la possibilità di trasferire gli idonei in graduatorie di merito di altre regioni e auspica una soluzione per i precari con 36 mesi. Il CSPI ha sottolineato, in particolare, la necessità di una fase transitoria per la stabilizzazione dei precari, attingendo i candidati al ruolo dagli abilitati delle graduatorie ad esaurimento e dalle graduatorie di merito dei concorsi pubblici banditi negli anni 2016 e 2018.

Una tesi che si sposa con la posizione da sempre tenuta da Anief. Il leader del sindacato Marcello Pacifico, infatti, risponde ricordando come l’unica soluzione sia la riapertura del doppio canale di reclutamento, attraverso la stessa riapertura annuale delle ex graduatorie permanenti e rapidi corsi abilitanti per il personale in servizio di ruolo o a tempo determinato.

“Se si vuole davvero affrontare il problema in crescita del precariato scolastico e dei posti vacanti – sottolinea il Presidente del sindacato – non vi è altra soluzione che la riapertura annuale delle ex graduatorie permanenti a tutti e del doppio canale di reclutamento, attingendo gli abilitati anche direttamente dalle graduatorie d’istituto in tutti quei casi, non residuali, in cui le GaE risultano ormai esaurite e quindi prive di candidati per determinate classi di concorso”.

“Rimane altrettanto importante – aggiunge – che contestualmente si avviino dei corsi abilitanti per il personale in servizio di ruolo o a tempo determinato, che, in quest’ultimo caso, non può essere solo collocato nella terza fascia d’istituto senza alcuna prospettiva di stabilizzazione”.

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