Quanto possono costare gli scioperi a Ryanair

Il braccio di ferro con i propri dipendenti, in giro per l'Europa, inizia ad avere forti ripercussioni sulla società, che prevede profitti inferiori

Il 2018 non si è ancora concluso, eppure può già essere considerato uno degli anni più delicati della storia di Ryanair. La compagnia è nata nel 1985 e si è affermata come leader europeo nel settore dei voli low cost. Gli anni Duemila hanno però visto un netto aumento del malcontento, a partire dai clienti fino ad arrivare ai dipendenti.

Questi, tra piloti e assistenti di volo, hanno dato il via a numerosi scioperi, atti a contrastare alcune decisioni radicali della compagnia. Le interruzioni del servizio sono sempre più costanti, e ovviamente eseguite in periodi delicati in termini turistici.

Un fenomeno tanto diffuso ormai, che Ryanair ha dovuto effettuare un taglio nella previsione del bilancio, che si chiuderà a marzo 2019. Le previsioni della compagnia annunciano un netto calo dei profitti, che potrebbe attestarsi intorno al 12%. Un’eventualità che ha messo in agitazione la Borsa, andando a intaccare l’attuale score di Ryanair e delle sue principali contendenti: Lufthansa e Air France.

La compagnia irlandese è impegnata in un duro braccio di ferro con dipendenti in mezza Europa, ritrovandosi costretta a lanciare un profit-warning, prevedendo un utile per l’anno finanziario 2018-19 tra 1.10 e 1.20 miliardi di euro. Una flessione non di poco conto, se si paragonano tali cifre agli 1.45 miliardi di euro ottenuti nell’anno finanziario 2017-18.

I contrasti di agosto e dei mesi precedenti, così come gli scioperi di settembre, hanno mandato in allarme i passeggeri. Ciò vuol dire minor quantitativo di biglietti acquistati per il mese di ottobre rispetto alle previsioni. A ciò si aggiungono inoltre la questione bagaglio a mano, con costi aggiuntivi previsti da Ryanair, e il caro petrolio.

Era dal 2014 che la società non faceva registrare un calo dei profitti. L’azienda sta provando a risolvere lentamente tutte le questioni in sospeso con i propri dipendenti. Un accordo è stato trovato in Italia e Irlanda con alcuni sindacati, ma non tutti. Una soluzione soltanto parziale, che non ha evitato i recenti stop ai voli previsti per Spagna, Portogallo e Belgio.

Intanto gli azionisti non sembrano gradire l’atteggiamento contrario agli accordi che il colosso pare intenzionato a mantenere. Una situazione che favorisce la concorrenza, con i buoni rapporti con i sindacati che non bastano più per ridurre quasi a zero i blocchi dei voli.

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