Sblocco licenziamenti, Bonomi: “Serve norma transitoria”

(Teleborsa) – “Nessun imprenditore sta pensando allo sblocco dei licenziamenti per poter usufruire della possibilità di mandare a casa le persone. Noi abbiamo parecchie aziende che ci stanno sottolineando la difficoltà di trovare profili professionali da inserire in azienda”. Lo ha detto il Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ai microfoni di Rtl 102.5, in merito alla scadenza, il 31 marzo, del divieto di licenziare. “Noi dobbiamo fare una norma transitoria. Non possiamo affrontare la scadenza immediatamente”, ha aggiunto.

Secondo Confindustria, è corretto sostenere con una cassa integrazione Covid “le aziende che sono soggette a restrizioni per i decreti normativi o per quei settori che sono fortemente in crisi, come commercio e turismo ma “le aziende che non hanno questi problemi potrebbero usufruire tranquillamente della cassa integrazione ordinaria, che, peraltro, pagano le aziende versando 3 miliardi l’anno all’Inps e ricevendo indietro prestazioni solo per 600 milioni” e per queste imprese “ci sono da utilizzare 52 settimane di cassa ordinaria, senza dover licenziare nessuno”.

“Dobbiamo dare anche il segnale alle imprese – ha proseguito ancora il numero uno degli Industriali – che si sta andando verso una normalizzazione per consentire di avere la serenità di fare investimenti e creare i posti di lavoro” altrimenti “il blocco dei licenziamenti diventa il blocco delle assunzioni”.

“Spero che il Governo ci convochi al più presto per lavorare tutti insieme ad un protocollo che permetta l’utilizzo delle fabbriche proprio per accelerare il processo del piano vaccinale. L’idea di utilizzare le fabbriche per vaccinare i lavoratori e le loro famiglie “nasce dal fatto – ha aggiunto Bonomi – che noi dobbiamo accelerare il processo vaccinale perchè qualsiasi provvedimento di natura economica avrà effetto se il Paese esce da questa crisi sanitaria. Ho rilevato con piacere che anche ieri il segretario Landini ha dato una sua disponibilità di massima a ragionare su questa ipotesi”.

Infine, sui vaccini: “sono state utilizzate solo il 73% delle dosi consegnate, quindi il problema non è tanto avere dosi, perchè è vero che ci sono ritardi ma le aziende come Astrazeneca hanno garantito che recupereranno, il tema che preoccupa è la struttura logistica nella quale l’Italia sta dimostrando una forte carenza”.

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