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Salvataggi bancari, l’Italia ha scelto l’opzione peggiore, la Germania no

Alcuni paesi ne sono stati colpiti più di altri

(Teleborsa) – Il sistema bancario europeo sta pagando ancora l’onda lunga della bolla subprime, ma alcuni paesi ne sono stati colpiti più di altri.

Il tessuto bancario della Germania, ad esempio, costituito per quasi il 90% da piccole banche locali e casse di risparmio, molte delle quali versano in condizioni finanziarie drammatiche, è ridotto ai minimi termini, tuttavia il governo tedesco è spesso intervenuto con aiuti di stato per mantenerlo in linea di galleggiamento.

In Italia, il governo Renzi, per il salvataggio di quattro banche a vocazione regionale, Banca Etruria, Banca Marche e le Casse di Risparmio di Ferrara e Chieti, dopo aver bocciato altre ipotesi perché in odore di aiuti di Stato, ha approvato un piano di risoluzione, gestito direttamente dalla Banca d’Italia e sotto stretto monitoraggio della Commissione Europea.

Contemporaneamente, la Germania era intenta a salvare una sua banca, con il benestare della stessa Commissione, ricorrendo ad aiuti di stato.

Lo scorso ottobre, HSH Nordbank, una banca di Amburgo attiva nel settore nevale, si è vista approvare dalla Commissione Europea un articolato piano di salvataggio, con successiva messa in liquidazione e con l’apporto di 3 miliardi di euro, dopo altrettanti ricevuti nel 2011 per un’operazione di ricapitalizzazione garantita dalla mano pubblica.

Quello della banca amburghese non è però un caso isolato, perché aiuti di stato sono stati devoluti anche alla Dresdner Bank, passata nell’orbita di Commerzbank, dopo un breve parcheggio in Allianz, il colosso assicurativo teutonico.

La stessa Commerzbank ha usufruito di garanzie statali per circa 30 miliardi, oltre a 18 miliardi di liquidità stanziata dal governo tedesco, per non saltare gambe all’aria.

Altri crediti e garanzie pubbliche sono stati messi in piedi per ripulire i bilanci della Westdeutsche Landesbank, fatta fallire solo dopo aver trasferito i crediti deteriorati in una bad bank garantita dalla mano pubblica.

E non finisce qui, la lista è abbastanza lunga. HypoVereinsbank, altra importante banca regionale tedesca, ha visto le braccia robuste di Unicredit salvaguardarne i precari equilibri ed evitarne il dissesto.

Insomma la Germania, pur avendo uno dei sistemi bancari più scricchiolante d’Europa, con perdite di circa il 40% dell’aggregato  dell’Unione, ha utilizzato, contrariamente a quanto impone in Europa, non meno di 259 miliardi di soldi pubblici, secondo dati della Commissione Europea, dopo averne appositamente stanziati 646.

L’Italia in questa classifica si trova al 10° posto, con 15 miliardi spesi per mettere una pezza ai buchi delle banche in crisi, su 130 stanziati.

Ragionando in termini di PIL, l’Italia ha stanziato l’8% usandone solo l’1%. La Germania ha stanziato un quarto del PIL, spendendone il 10%.

E la differenza si vede. Banca Etruria e compagnia salvate con i soldi dei risparmiatori, quelle tedesche con quelli pubblici… E dal primo gennaio del 2016, il “Too big to fail”, non varrà più. Tutte le banche potranno fallire… per legge.

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