Salva Roma: tutti i problemi e i miliardi che si accollerà lo Stato

Grazie al Decreto Crescita Roma è salva, ma i problemi per la Capitale restano

Roma è stata salvata dal tracollo finanziario grazie all’approvazione del Decreto Crescita.

Con il Dl Crescita, contenente appunto la norma “Salva Roma”, lo Stato si è accollato parte dell’enorme debito della Capitale. I problemi, però, non sono finiti.

Con il via libera delle misure “Salva Roma” e “Salva comuni”, inserite nel Decreto Crescita approvato negli ultimi giorni dalle Camere, lo Stato potrà acquistare un pacchetto obbligazionario emesso dalla Capitale per un valore complessivo di 1,4 miliardi di euro, sollevandola da parte dell’insostenibile debito. Verranno salvati anche altri comuni in difficoltà, grazie all’istituzione di un fondo finanziato con i risparmi ottenuti dalla rinegoziazione dei mutui concessi a Roma.

Se Roma per il momento è salva, i problemi restano ancora aperti e peseranno per il futuro. Il debito complessivo della Capitale ammonta a 12 miliardi di euro, una cifra mostruosa che si è accumulata in una cinquantina di anni fino al 2008, anno della creazione della gestione commissariale. Un debito talmente vasto che “per il 43% delle posizioni presenti nel sistema informatico del Comune non è stato individuato direttamente il soggetto creditore”, come era stato rilevato nel 2016 dall’allora commissario straordinario Silvia Scozzese.

Il debito che grava su Roma riguarderebbe vecchi mutui, debiti legati a espropri e contenziosi e pagamenti ai fornitori.

Con il trasferimento di parte del debito di Roma allo Stato, gli italiani pagheranno di tasca loro per il buco finanziario della Capitale, ma non è una novità. Già dal 2010 i cittadini italiani pagano 300 milioni di euro all’anno per sostenere le finanze della Capitale, a cui si aggiungono 200 milioni a carico dei romani con un aggravio di tasse e balzelli, per un totale di 500 milioni di euro annui corrisposti alla gestione commissariale.

Per sostenere le finanze della loro città, i residenti di Roma pagano una super addizionale comunale Irpef allo 0,9%, che è perfino sopra il limite massimo nazionale stabilito allo 0,8%. Mentre i viaggiatori che partono tutti i giorni da Ciampino e Fiumicino pagano una sovrattassa di 1 euro non per ricevere in cambio un servizio ma per risanare il debito della Capitale.

Con la norma “Salva Roma” contenuta del Decreto Crescita il Ministero dell’Economia acquisterà una parte del debito storico di Roma, pari a 1,4 miliardi di euro, derivante dall’obbligazione “City of Rome” che fu emessa nel 2004, all’epoca in cui era sindaco Walter Veltroni, e che scadrà il 27 gennaio 2048. Oggi su questa obbligazione il Comune paga un’interesse del 5,345%, pari a 2 miliardi di interessi da versare ai creditori, 75 milioni l’anno, da aggiungere al valore del prestito iniziale. Un peso insostenibile per Roma.

Con il trasferimento del debito allo Stato verrà rinegoziato il tasso di interesse, per ottenerne uno più basso. Questo sarà possibile grazie alle maggiori garanzie di liquidità offerte dallo Stato rispetto al Comune. Gli acquirenti dell’obbligazione dovranno accettare la riduzione degli interessi, in caso di risposta favorevole lo Stato pagherà 74,83 milioni di euro annui.

I soldi risparmiati grazie alla rinegoziazione degli interessi andranno in un fondo speciale, creato presso il Ministero degli Interni e chiamato “Fondo per il concorso al pagamento del debito dei Comuni capoluogo delle città metropolitane”. I fondi così accantonati serviranno ad aiutare le altre città in dissesto finanziario o in pre-dissesto, a cui andrà “un contributo di 20 milioni di euro per l’anno 2019 e di 35 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2033”. Questa è la norma “Salva Comuni”.

Rimangono a bocca asciutta i romani che dagli eventuali risparmi ottenuti con la rinegoziazione degli interessi si aspettavano una riduzione dell’addizionale comunale Irpef, che invece non ci sarà. A questo punto dovranno aspettare una riduzione del debito nei prossimi anni.

Grazie al “Salva Roma” la Capitale ha evitato la crisi di liquidità che si sarebbe verificata dal 2022 al 2034, rischiando un vero e proprio tracollo finanziario con conseguenze economiche e sociali senza precedenti. Come abbiamo visto, però, ancora per molti anni Roma dovrà fare i conti con l’enorme debito storico, e per sostenerlo continuerà ad avere bisogno di interventi straordinari e dell’aiuto dello Stato.

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