Russia, per Cremlino non ci sono condizioni default. Continua declassamento rating

(Teleborsa) – Il Cremlino ha affermato che non ci sono le condizioni affinché la Russia vada in default, anche se le agenzie internazionali di rating continuano a declassare il loro giudizio sul paese guidato da Vladimir Putin, dopo le pesanti sanzioni occidentali e il crescente isolamento da punto di vista finanziario e commerciale. Viene definito default lo stato di insolvenza in cui il governo di un paese non è in grado (o, molto più raramente, si rifiuta) di pagare in tutto o in parte il proprio debito. La decisioni di Mosca di permettere la ridenominazione dei pagamenti del debito sovrano da valuta estera in rubli ha elevato le preoccupazioni.

Non ci sono le condizioni per il default della Russia in quanto tale, a meno che le stesse condizioni “non vengano create artificialmente”, ha detto oggi ai giornalisti il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. “Abbiamo ascoltato i responsabili dei dipartimenti finanziari e il ministero delle Finanze sull’esistenza e disponibilità dei margini di sicurezza necessari per pagare tutti i debiti esteri in rubli – ha puntualizzato Peskov, secondo quanto riporta la TASS – E non ci sono le condizioni per un default in quanto tale a meno che non siano create e imputate a noi artificialmente”.

Nella tarda serata di ieri Scope Ratings ha tagliato il rating della Russia a C da CCC sia in valuta estera che locale e li ha posti sotto review per ulteriori sviluppi. L’agenzia tedesca sottolinea che le conseguenze economiche, finanziarie e politiche dell’attuale crisi indeboliranno ulteriormente le prospettive macroeconomiche di medio termine, la stabilità finanziaria, la credibilità istituzionale e le già deboli condizioni di investimento del paese.

Il declassamento dei rating sovrani della Russia riflette il punto di vista di Scope secondo cui esiste un “alto rischio di insolvenza a breve termine” per due principali motivi. Il primo riguarda il decreto presidenziale del 5 marzo, che potrebbe portare a una ridenominazione dei pagamenti dei titoli di Stato in valuta estera in rubli per gli investitori in determinati paesi. Se Scope osserva che un’obbligazione è stata pagata in rubli anziché nella valuta originale e i contratti sottostanti non prevedono tali conversioni di valuta, può considerare il pagamento come una modifica dei termini contrattuali e potenzialmente un selective default.

Inoltre, Scope comprende che dalla scorsa settimana un regolamento imposto dalla Banca di Russia ha limitato il trasferimento di cedole sull’obbligazione OFZ 2024 agli investitori non residenti. Se l’agenzia di rating dovesse concludere che gli investitori non residenti di fatto non sono stati in grado di accedere ai loro trasferimenti di cedole durante il periodo di grazia stipulato, riterrebbe che si è verificato un selective default.

Due giorni fa Fitch Ratings ha declassato il rating della Russia a “C” da “B”, un livello che l’agenzia di rating internazionale definisce “Near default“. L’annuncio ha seguito il declassamento a “B”/Rating Watch Negative del 2 marzo, in quanto gli sviluppi degli ultimi giorni hanno ulteriormente minato la volontà della Russia di servire il debito pubblico. Pochi giorni prima Moody’s, dopo S&P, aveva tagliato il rating sul debito sovrano al giudizio Ca, ovvero un prossimo default con un outlook negativo.