Russia, le piccole banche a rischio estinzione

(Teleborsa) – La crisi dei prezzi petroliferi, l’anno scorso, ha spianato la strada per l’inferno al Rublo, risucchiato con violenza verso i minimi storici.

Sberbank, il più grande istituto bancario finanziatore della Russia, per sopravvivere al “dicembre nero”, ebbe bisogno di una grande quantità di denaro, 1.300 miliardi di Rubli per la precisione, pari a oltre 20 miliardi dollari al cambio di quel periodo, in una sola settimana.

“Tutto quello che potevamo fare allora era e sperare che la crisi durasse poco”, ha dichiarato il CEO di Sberbank, Herman Gref, ricordando il momento peggiore nei suoi otto anni di gestione della banca controllata dallo stato.

Le “spalle larghe” di Sberbank ne hanno assicurato la sua sopravvivenza, anche se a caro prezzo, visto che il governo di Mosca ha poi messo a punto un piano di oltre 900 miliardi di rubli, per salvare altri grandi istituti di credito. Le banche più piccole non sono state così fortunate, perché le autorità di regolamentazione ne “spegneranno” un numero rilevante, per l’impossibilità di procedere ad altre iniezioni di liquidità.

In gran parte tagliati fuori dai finanziamenti internazionali dagli Stati Uniti e per la pesantezza delle sanzioni europee, i banchieri russi sono molto preoccupati sul procedere della situazione economica, al secondo anno di recessione; per questo motivo stanno evitando di fare nuovi prestiti.

Questo è un grosso problema per il Cremlino, che conta sugli investimenti interni per rilanciare la crescita. Invece, con l’economia vista in ulteriore contrazione anche per il prossimo anno, Moody Investors Service prevede che i crediti in sofferenza raggiungeranno i picchi visti nel 2009, all’apice della crisi.

La banca centrale russa si dice pessimista, nel breve termine, e ribadisce che i mercati selezioneranno i soggetti bancari a maggiore efficienza, eliminando quelli non in gradi reggere la competizione.

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