Royal Bank of Scotland a caccia di altra liquidità

(Teleborsa) – Il Banco di Santander si è fatto avanti per acquisire 307 filiali messe in vendita da Royal Bank of Scotland, che fatica a rispettare le norme imposte dall’UE, dopo il suo salvataggio costato 45 miliardi sterline ai contribuenti britannici.

Nell’ultimo capitolo della saga scozzese, c’è quindi la vendita di alcuni rami d’azienda, messi all’asta per creare liquidità.

RBS, attualmente per il 74% in mano pubblica, ha deciso quindi di vendere asset di proprietà piuttosto che drenare liquidità dal mercato azionario con operazioni sul capitale. La principale banca scozzese, una volta tra le più capitalizzate del mondo, ha in Gran Bretagna 20 miliardi di prestiti erogati a circa 1,8 milioni di clienti e 24 miliardi di sterline in depositi.

La vendita delle filiali è stata imposta dall’UE, analogamente a quanto era stato fatto per Lloyds Banking Group, che fu obbligata a cedere circa 600 filiali, con il marchio TSB. TSB fu venduta successivamente al all’istituto spagnolo Banco di Sabadell.

RBS ha lavorato sul proprio capitale dal 2013, assistita da un consorzio guidato dalla società di private equity Corsair Capital e da commissari del clero britannico che per conto della chiesa di Inghilterra gestisce 5,5 miliardi di sterline.

La relazione tra RBS e Corsair Capital è regolata da un accordo piuttosto complesso, in cui il consorzio sarebbe venuto in possesso del 49% del capitale alla fine dell’operazione a cui vanno aggiunti 84 milioni di sterline all’ anno, ricevuti per il pagamento di interessi su un prestito obbligazionario utilizzato per finanziare l’intera operazione.

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