Roma, Marchini parla già da “sindaco”

(Teleborsa) – Alfio Marchini scrive una lettera aperta al commissario Francesco Paolo Tronca per dargli il benvenuto a Roma e chiedergli di non promettere “lo straordinario” ma solamente di rendere la città più facilmente vivibile.
Qui di seguito riportiamo il testo integrale della lettera di Marchini al Prefetto Tronca.

Signor Prefetto,

Le diamo il benvenuto cordialmente e con gli auguri ci permettiamo alcuni consigli. I romani sperano nella normalità. Dopo lo sbarco e per fortuna la fine di chi si definiva un marziano, vorremmo il ripristino dell’umana normalità. Le chiediamo di ristabilire l’ordinario. Non prometta miracoli, i romani non glieli chiedono, dunque non crei aspettative che sarebbero poi causa di delusione e di un ulteriore distacco tra istituzione e cittadini. Oggi, dopo gli anni disgraziati degli annunci mirabolanti di Ignazio Marino e di chi lo aveva preceduto,il vero miracolo è la rinuncia all’eccezionale, per ripristinare l’onesta manutenzione della città, il funzionamento pulito della macchina burocratica, senza più centrali di spesa fuori controllo. Una città più pulita e dove sia più semplice vivere.

Una ripartizione chiara delle competenze e delle responsabilità nella gestione della macchina amministrativa. Un sistema rigoroso di controlli. Una gerarchia di funzioni e responsabilità a partire dai dipartimenti oggi allo sbando. Un’attenzione operosa all’Atac, che è oggi il punto di massima criticità insieme all’Ama, per la vita quotidiana dei romani, specialmente per le fasce deboli. Non più di questo, sarebbe già un risultato straordinario consentendo che il lavoro del prossimo sindaco e della sua giunta, di qualsiasi colore politico,trovi un campo di lavoro bonificato,senza trappole e più efficiente.

Il nostro augurio è che si scrolli subito di dosso il mantello da condottiero eroico che qualcuno le ha messo sulle spalle, quasi a sottolineare che gli elettori non sanno scegliere il primo cittadino, e che perciò la democrazia crea problemi, mentre i Prefetti nominati dall’ alto li risolvono. In realtà, giova ricordarlo, il Suo arrivo non è frutto di una decisione del governo, ma l’effetto di una scelta responsabile di 26 consiglieri comunali, tra cui chi Le scrive, i quali si sono dimessi per spezzare una spirale che stava portando la vita quotidiana dei romani a sprofondare nel caos e nel disservizio sistematico.

Il governo ha dato un nome al Commissario. Le sciogliamo un dubbio. A noi romani non fa affatto ombra che Lei venga da Milano. Roma ha saputo accogliere a cavallo di questi due secoli tre Papi stranieri, contagiandoli di sé e lasciandosene contagiare: siamo la città meno provinciale del mondo. La nostra idea di una comunità solidale che si riorganizzi partendo dai quartieri ha bisogno che questi mesi vengano spesi in una direzione per dirla con le parole di Adriano Olivetti di “un movimento di comunità che abbia davanti a sé un programma nuovo e impegnativo: il tentativo di socializzare senza statizzare, di organizzare la società economica in modo autonomo, coi propri mezzi, e renderla indipendente dall’intervento massiccio dello Stato”.

Da parte nostra il pieno sostegno libero da lacci e lacciuoli e dalle esemplificazioni di irrealistiche di grandi coalizioni che in questi giorni leggerà sui media.

Ancora benvenuto e auguri, Signor Prefetto!

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