Pubblica amministrazione, 22,3 miliardi UE non liquidati per ritardi

I ritardi della Pubblica Amministrazione nella pianificazione di fondi strutturali ci costano cari e portano a 22,3 miliardi dell'UE ancora non utilizzati

Secondo la CGIA (Confederazione Generale Italiana degli Artigiani) di Mestre, l’inefficienza della nostra pubblica amministrazione “ci costa cara”.

I nostri uffici ministeriali nazionali e regionali hanno accumulato negli anni diversi ritardi nella pianificazione e progettazione dei Fondi Strutturali. A causa di questa lentezza ci sono ben 22,3 miliardi che non sono ancora stati liquidati dall’Unione Europea, due dei quali risalenti al periodo 2007 – 2013.

Questi soldi fanno parte degli stanziamenti europei dovuti a ogni stato dell’Unione, in particolare dei Fondi Europei di Sviluppo Regionale (FESR) a sostegno delle economie regionali; al Fondo di Coesione per la promozione dello sviluppo sostenibile e la riduzione di disparità economiche e sociali, al Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) ma soprattutto al Fondo Sociale Euopeo (FSE) destinato a favorire l’accesso all’occupazione e assicurare opportunità lavorative eque per tutti.

Il coordinatore dell’Ufficio Studi della CGIA, Paolo Zabeo, ha dichiarato in una nota stampa diffusa: “sia quando è chiamata a incassare i soldi da Bruxelles sia quando deve saldare le fatture emesse dai propri fornitori la nostra PA accumula dei ritardi spaventosi che penalizzano, in particolar modo, il mondo delle piccole e medie imprese”.

L’altro problema della Pubblica Amministrazione, riguarda il saldo delle aziende che lavorano per lei, in particolare il pagamento dell’IVA. Secondo il segretario CGIA, Renato Mason: “la nostra PA non solo paga con un ritardo inaudito, ma quando lo fa non versa più l’Iva al proprio fornitore. Pertanto, le imprese che lavorano per lo Stato, oltre a subire tempi di pagamento spesso irragionevoli, scontano anche il mancato incasso dell’Iva che, pur rappresentando una partita di giro, consentiva alle imprese di avere maggiore liquidità per fronteggiare i pagamenti correnti.”

In merito a questa situazione è intervenuta anche la Commissione Europea che, pur riconoscendo gli sforzi del Governo Italiano, ha avviato nel 2014 una procedura di infrazione nei confronti del nostro paese, continuata nel 2017. La situazione è arrivata alla Corte di Giustizia UE con l’Italia accusata di violazione delle norme comunitarie in merito ai pagamenti, dato che impiega circa 104 giorni per saldarli, quindi più del doppio della media europea.

La questione si dovrà risolvere entro il prossimo 30 aprile, data in cui tutte le Amministrazioni Pubbliche dovranno comunicare tramite piattaforma elettronica lo stock di debito maturato al 31 dicembre 2018. La scadenza verrà ripetuta ogni anno, in più ogni tre mesi le PA dovranno aggiornare gli importi delle fatture ricevute a inizio anno, i pagamenti effettuati oltre ai tempi medi e quelli in ritardo. Tutti i mesi verranno divulgati i valori delle fatture relative all’anno precedente scadute e non ancora pagate, in modo da regolarizzare la situazione.

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