Riscatto della laurea e aiuti alle famiglie: tutte le modifiche al Decretone

Le novità sugli emendamenti approvati dalle commissioni Lavoro e Affari sociali della camera

Le commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera hanno dato l’ok sugli emendamenti del decretone con novità importanti, tra le altre cose, sul reddito di cittadinanza, sugli aiuti alle famiglie e sul riscatto della laurea.

Nella notte tra venerdì e sabato è arrivato l’ok al decretone da parte delle commissioni Lavoro e Affari sociali. Il relatore ha ricevuto il mandato per portare il provvedimento in aula lunedì mattina, nel rispetto dei tempi previsti. Tante le novità degli emendamenti. Si parte dalla gestione dei navigator per il reddito di cittadinanza: saranno 3mila quelli assunti centralmente come collaboratori e dovranno fornire assistenza tecnica a tutti i centri per l’impiego delle varie Regioni. Novità importante sulla pensione di cittadinanza: potrà essere pagata anche in contanti negli uffici postali o in banca e non solo sulla card del reddito.

Approvato l’aiuto alle famiglie con disabili con circa 13 milioni di euro destinati ad alzare le soglie dei requisiti patrimoniali. Rivista la scala di equivalenza: ai nuclei numerosi verranno destinati 50 euro in più al mese, con il sussidio che passa quindi da un massimo di 1330 euro a 1380 euro mensili. Entrata anche la proposta sull’apertura delle offerte di lavoro dei centri per l’impiego ai cosiddetti “working poor”. Chi ha un lavoro pagato pochissimo, sarà considerato disoccupato e entrerà a far parte del patto per il lavoro previsto nel programma del reddito di cittadinanza.

Entrato anche l’atteso emendamento sul riscatto della laurea agevolato anche per gli over 45, ovvero la possibilità di far valere gli anni di università ai fini della pensione, versando una somma più contenuta rispetto a quanto previsto fino ad ora. Inizialmente, il decretone prevedeva che si potesse fare domanda entro i 45 anni e vedersi imporre un onere del riscatto agevolato pari, per ogni anno da riscattare e fino a al massimo di cinque, al reddito minimo annuo da prendere in considerazione ai fini del calcolo della pensione. L’emendamento dell’ultima ora ha cambiato le carte in tavola, aprendo le porte anche agli over 45, a patto che abbiano cominciato a lavorare e a versare i contributi dal primo gennaio 1996, data in cui è scattato il sistema contributivo.

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