Rigamonti, raddoppio produzione in 5 anni. Non esclude sbarco in Borsa

(Teleborsa) – Raddoppiare il fatturato nell’arco di cinque anni investendo nella capacità produttiva ma anche attraverso nuove acquisizioni, di cui una entro fine anno. Senza escludere in futuro l’arrivo in Borsa. Rigamonti, azienda valtellinese da sei anni di proprietà della multinazionale brasiliana Jbs, leader mondiale nella produzione di carne bovina e avicola, guarda oltre la bresaola che oggi rappresenta il core business dell’azienda di Montagna in Valtellina, con una quota del 34% a livello mondo.

“Noi abbiamo un obiettivo molto chiaro: diventare nel tempo, anche in tempi brevi, leader di tutta la salumeria non solo di bovino, non solo stagionata, non solo ovviamente bresaola per tutto quello che riguarda prodotti di alta qualità a filiera certificata – ha detto Claudio Palladi, amministratore delegato di Rigamonti in occasione della presentazione della ‘Carte delle Bresaole’ – stiamo aumentando la nostra capacità produttiva qui a Montagna in Valtellina dove andremo a investire oltre 35 milioni di euro nel 2021-23“. Nei piani di Rigamonti ci sono anche nuove acquisizioni, dopo quella di Brianza Salumi avvenuta alla fine del 2019. “Il nostro obiettivo – ha spiegato l’ad – è crescere anche attraverso altre acquisizioni. Noi siamo legatissimi alla produzione italiana e come tale i nostri obiettivi e target di acquisizione sono esclusivamente italiani: abbiamo aziende con cui sono iniziate interlocuzioni. Ci fa piacere pensare che nei prossimi tre anni faremo un’acquisizione all’anno, quella di quest’anno non l’abbiamo ancora fatta per cui qualcosina entro l’anno me l’aspetto”. Nel mirino di Rigamonti “aziende di dimensioni di Brianza Salumi, nella fascia dai 13-30 milioni di euro perché c’è un panorama molto interessante che ha dei limiti di crescita nella capacità di investimento”. Geograficamente l’attenzione è sul segmento salumeria “che – ha sottolineato Palladi – è molto sviluppato in Lombardia ed Emilia, anche se non pongo limiti”.

L’azienda, inoltre, non esclude lo sbarco in Borsa. “In questo momento – ha affermato l’ad – non abbiamo particolari esigenze di finanziamento: nel 2020 abbiamo chiuso l’anno con cassa positiva, senza debiti, quindi buona parte delle cose possiamo farlo con nostre risorse. Non escludo la Borsa ma non stiamo facendo tutto questo per una quotazione ma perché crediamo ci sia un grande spazio”.

Nel prossimo piano – come annunciato da Palladi – “l’obiettivo è arrivare a raddoppiare l’attuale fatturato con la bresaola che non rappresenti più del 50% del prodotto e il resto lo facciamo con altri salumi di tutte le filiere che siano suini o avicoli dove la filiera sia certificata e può essere 100% italiana. Punteremo sempre di più sui salumi italiani dalla filiera tracciata e garantita e sul biologico, che quest’anno è cresciuto del 20%. È fondamentale tuttavia, – ha precisato l’ad – non demonizzare la provenienza estera della materia prima: i quantitativi di carne italiana destinati alla Bresaola, oggi pari a 700 tonnellate di cui 500 acquistate da Rigamonti, non saranno mai in grado di soddisfare l’intero mercato. Quello che conta è il percorso di qualità totale intrapreso nella selezione della carne estera, nella scelta di fornitori certificati, unito alla ferma volontà di proseguire nella valorizzazione delle razze italiane. Siamo gli unici a produrre in accordo con Coldiretti la Bresaola da filiera 100% italiana (4It), con animali nati, allevati, macellati e lavorati in Italia: una nicchia cresciuta del 20% nell’ultimo anno ma che può e deve crescere ancora’. Oggi lavoriamo 500 tonnellate di carne italiana, pari al 4% della nostra produzione, ma sono convinto che grazie alla sinergia avviata con Coldiretti sarà possibile superare le mille tonnellate. Tra le novità a cui stiamo lavorando c’è anche la valorizzazione della filiera della Fassona Piemontese, che arriverà sul mercato entro fine anno. Con la messa a regime di questa filiera entro il 2023 arriveremo a preparare con carne italiana il 10% delle 60 mila bresaole da noi prodotte ogni settimana”.

Parlando della pandemia l’ad ha sottolineato un calo delle vendite a cui è, tuttavia, seguita un ripresa. “Dopo due mesi molto pesanti (marzo-aprile) in cui il calo delle vendite è stato forte, da maggio – ha affermato Palladi – c’è stata una crescita e quindi alla fine dell’anno siamo riusciti a contenere le perdite dell’ordine del 4% a volume per quanto riguarda la produzione di Bresaola. Quest’anno, pur in presenza di situazione pandemica importante, la situazione si è ripresa e quindi dal punto di vista delle vendite non ci sono state ripercussioni particolari. La pandemia ci ha colto di sorpresa a marzo dell’anno scorso, venivamo da un periodo di grande crescita e di prospettive molto interessanti. La pandemia ha inizialmente ha azzerato il consumo ‘fuori casa’ che è una componente importante per la bresaola e anche all’interno dei supermercati si è creato un vero e proprio terrore del consumo al banco-taglio“.

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