Riforma Popolari, grande attesa per la decisione del TAR

Tornano sotto i riflettori le banche popolari, in attesa del giudizio del TAR del Lazio sul ricorso presentato dalle associazioni dei consumatori (Adusbef-Federconsumatori) contro la Riforma che impone la trasformazione in SpA degli istituti di certe dimensioni. 

In questo ultime ore, stando ai rumors di stampa, sembrerebbe prevalere un certo ottimismo rispetto alla decisione del TAR, in quanto quasi tutti i soci delle banche sembrerebbero decisi a non chiedere la sospensiva del provvedimento ed attendere il giudizio di merito il 10 febbraio prossimo. 

Ne beneficiano le banche popolari, che a Piazza Affari stanno performando piuttosto bene: Banco Popolare fa un salto avanti del 3,38%, Banca Popolare Emilia Romagna avanza dell’1,38%, dopo aver avviato ieri l’iter di trasformazione in SpA, e Banca Popolare di Milano sale dello 0,55%. Resta indietro UBI Banca, che viaggia sulla parità.

Perché il ricorso sulla riforma?

Il ricorso contro il decreto voluto dal governo di Matteo Renzi è stato presentato dai consumatori e da dodici azionisti della Banca Popolare di Milano, contro il decreto di Riforma del Ministero dell’Economia e del Consiglio del Ministri e contro i decreti attuativi della Banca d’Italia. L’obiettivo è quello di arrivare alla Corte Costituzionale, adducendo l’illegittimità costituzionale del provvedimento, ed alla Corte europea, per contrasto con la normativa comunitaria.

L’illegittimità costituzionale del decreto, che impone l’abbandono della forma mutualistica (cooperativa) a vantaggio della trasformazione in SpA – secondo i ricorrenti – deriva dal contrasto con l’articolo 41 della Costituzione, che sancisce la libertà dell’iniziativa economica delle imprese (anche rispetto alla forma) e con l’articolo 45, che obbliga il legislatore a promuovere in ogni modo l’attività cooperativa a carattere di mutualità e senza fini di lucro. Inoltre, i ricorrenti denunciano il potere “arbitrario” concesso a Bankitalia, tramite i decreti attuativi, di disporre e comprimere i diritti dei soci delle banche, anche in contrasto con norme di legge, vale a dire una sorta di delega in bianco. 

Il contrasto con le norme comunitarie (Trattati europei e Carta europea dei diritti fondamentali) discende, invece, dal solo fatto che è stato prescelto lo strumento del decreto, che secondo l’articolo 77 della Costituzione dovrebbe presentare caratteri di necessità ed urgenza, che in questo caso mancano.

Riforma Popolari, grande attesa per la decisione del TAR