Riforma MES, arriva la spiegazione di Bankitalia

L'istituto di Via Nazionale chiarisce i punti più "oscuri" del fondo salva-stati rispondendo a 9 delle domande più frequenti

Nei giorni passati è stato, senza ombra di dubbio, l’argomento politico più dibattuto e chiacchierato. La riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (meglio conosciuto con l’acronimo di MES o con il nome di “Fondo Salva-Stati”) ha portato la maggioranza giallo-rossa a un passo dal collasso. Sotto le sferzate di Salvini e della Meloni, il Movimento 5 stelle e il Partito Democratico sono stati più volte sul punto di rompere il patto di Governo.

Grazie anche alla mediazione a livello continentale, l’approvazione del MES è slittata di qualche mese, dando qualche settimana in più alla maggioranza di trovare un punto d’incontro da portare poi in Europa. Per la maggior parte degli italiani, però, resta in sospeso una domanda: esattamente, che cos’è il MES ed è davvero così negativo per l’Italia? Una risposta arriva direttamente dalla Banca d’Italia, che ha redatto un documento (una vera e propria FAQ) per chiarire tutti i punti meno chiari di cosa sia il MES e del suo funzionamento.

Il documento dà risposta a 9 delle domande più comuni sul Fondo Salva Stati e su come dovrebbe cambiare dopo la riforma in fase di approvazione da parte del Parlamento italiano. Prima di tutto, la Banca d’Italia spiega che il MES serve tanto all’Italia quanto a tutti gli altri stati membri dell’Unione Europea. Il suo compito è quello di attenuare i rischi connessi “con eventuali crisi di un paese dell’area Euro”. Come accaduto, ad esempio, un decennio fa con la crisi del debito sovrano greco. “La presenza del MES – si legge nella FAQ Bankitalia –  riduce la probabilità di un default sovrano, almeno per i paesi le cui difficoltà sono temporanee e possono essere risolte con prestiti o linee di credito (per gli altri non cambia nulla).Con la riforma, che consente al MES di fungere da backstop del Fondo di risoluzione unico, il MES contribuirebbe anche a contenere i rischi di contagio connessi con eventuali crisi bancarie di rilievo sistemico“.

La Banca d’Italia, inoltre, esclude che la riforma del fonda salva-Stati implichi un aumento delle possibilità di default di uno stato sovrano. Non ci sarebbe, infatti, alcuna ristrutturazione automatica del debito, né sarebbe necessario “accedere” ai risparmi privati dei cittadini per sostenere il pagamento del debito nei confronti di credito nazionali ed esteri. Fondamentale, però, comprendere per bene il funzionamento delle tanto chiacchierate clausole CACS.

“Se un Paese decidesse di procedere alla ristrutturazione del proprio debito – si legge nel documento Bankitalia -, sarebbe sufficiente un’unica deliberazione dei possessori dei titoli pubblici al fine di modificare i termini e le condizioni di tutte le obbligazioni (single limb CACs), anziché richiedere una doppia deliberazione (una per ciascuna emissione e una per l’insieme dei titoli). Lo scopo di questa modifica è di rendere più ordinata un’eventuale ristrutturazione del debito, riducendo i costi connessi con l’incertezza sulle modalità e sui tempi della sua realizzazione, che danneggiano sia il paese debitore sia i suoi creditori”.

L’obiettivo del nuovo MES, dunque, è quello di offrire maggiore stabilità al sistema economico europeo, riducendo l’incertezza tanto per i creditori quanto per gli stati debitori.

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