Rifiuti: le tariffe corrono, la soddisfazione no. Laziali i più tartassati

(Teleborsa) – Oltre il danno, la beffa: in Italia le tariffe per la raccolta dei rifiuti corrono più dell’inflazione nonostante l’elevato grado di “malcontento” dei cittadini.

Secondo una rilevazione di Confartigianato, negli ultimi 5 anni i costi per la raccolta dei rifiuti sono balzati del 22,6%, vale a dire il 14,6% in più rispetto al tasso di inflazione (+8%) e il 12,8% in più rispetto alla crescita media del costo di questo servizio (+9,8%) registrata nell’Eurozona.

Non solo: nel 2014 il 28,1% delle famiglie segnala la presenza del problema della sporcizia nelle strade e, paradossalmente,
dove le strade sono percepite più sporche, costa di più il servizio.

Tra le regioni più virtuose si segnalano Emilia – Romagna e Veneto mentre la meno virtuosa è il Lazio, dove c’è la più alta percezione della sporcizia delle strade e si registra il più elevato costo per la loro pulizia, ossia 214 euro ad abitazione (23,7% sopra la media).

In generale, sempre lo scorso anno tra tasse e tariffe il servizio di igiene urbana è costato a famiglie e imprese 168,14 euro pro capite, per un totale di 10,2 miliardi. 

Se le regioni con il costo pro capite superiore alla media nazionale – Lazio, Liguria, Toscana, Campania, Sardegna, Umbria ed Emilia Romagna – si allineassero al costo medio e i risparmi si ribaltassero su tariffe più contenute, cittadini e imprese pagherebbero 760 milioni di euro in meno in un anno, pari ad una riduzione del 7,4%, rileva la Confederazione.

Considerando i 24,1 milioni di abitanti delle sette regioni in cui proventi si riducono a seguito dell’allineamento del costo alla media nazionale, si ottiene un risparmio di 31,52 euro pro capite, equivalente ad una riduzione della tassa e/o tariffa rifiuti del 15,9%.

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