Rider, Fava: “Modello Just Eat non segna passo in avanti”

(Teleborsa) – “Iniziano a pervenire i primi elementi sulla forma contrattuale mediante la quale i rider verrebbero assunti presso Just Eat. Si tratterebbe di part-time, circa 15/20 ore a settimana, con il lavoro concentrato unicamente nelle fasce orarie del pranzo e della cena. Per quanto riguarda i compensi, il modello in uso in Spagna, da cui l’azienda prenderebbe spunto, prevede 6,56 euro lordi all’ora, che per ogni ora aggiuntiva scendono a 5,62 euro, cui si aggiungerebbe un rimborso chilometrico. Se questi dati e la forma contrattuale prescelta dovessero essere confermati non assisteremmo alla rivoluzione copernicana annunciata”. È quanto sostiene il giuslavorista Gabriele Fava commentando la decisione di Just Eat di assumere a partire dal 2021 i circa 3mila rider italiani che attualmente collaborano con la piattaforma. Un annuncio che sconfessa, almeno in parte, il Contratto Collettivo dei rider siglato da AssoDelivery, dalla quale proprio Just Eat è uscita, con l’UGL.

Per la piattaforma l’obiettivo è quello di inquadrare i rider come lavoratori subordinati, con l’applicazione di tutte le tutele e accollandosi le conseguenti rigidità contrattuali. Nel vigente CCNL rider AssoDelivery/UGL, invece, la prestazione di lavoro viene mantenuta nell’ambito dell’autonomia, inserendo specifiche tutele e diritti e preservando la flessibilità tipica di tale prestazione lavorativa, così come la possibilità di multi e pluri committenza.

“I rider assunti da Just Eat – sottolinea Fava – perderebbero totalmente la flessibilità di lavoro sin qui goduta, dovendo rispettare l’orario di lavoro impostogli nei giorni preventivamente concordati nel contratto e giustificare ogni assenza, pena l’irrogazione di sanzioni disciplinari. In più, i nuovi assunti da Just Eat dovranno rinunciare a collaborare con le altre piattaforme del food delivery, pena la violazione del dovere di fedeltà di cui all’art. 2105 c.c.”. Sul fronte dei guadagni, spiega Fava, “se da una parte i rider verrebbero retribuiti nelle ore di lavoro assegnate, come detto circa 15 a settimana, anche in assenza di attività di consegna, è pur vero che con tale sistema essi arriverebbero a guadagnare in un mese un importo lordo di circa 400/500 euro. Importo che, stando ai minimi del CCNL AssoDelivery/UGL, un rider autonomo potrebbe guadagnare in 40/50 ore di lavoro effettivo, ossia in poco più di una settimana lavorativa full time. Non si può trascurare, poi – continua il giuslavorista – il fatto che questi 400/500 euro lordi saranno verosimilmente l’unica fonte di guadagno dei rider, i quali, costretti a rendere la propria prestazione negli orari assegnati, difficilmente potranno portare avanti un secondo lavoro o prestare la propria attività di consegna nelle pause”. Per tali ragioni –conclude Fava – “l’annuncio di Just Eat, salutato con favore da una parte del mondo sindacale italiano, potrebbe non comportare un miglioramento della situazione economica e normativa dei rider, soprattutto quando la subordinazione viene inserita a forza all’interno di un paradigma strutturato per garantire flessibilità e autonomia”.

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