Revoca concessioni: già 10 anni fa la Commissione UE diede l’alt

(Teleborsa) – La norma sulle concessioni autostradali è stata inserita e approvata in poche ore – ma salvo intese – nel Milleproroghe. Associazioni di settore e società concessionarie hanno subito reagito alla misura sottolineando che “rischia di distruggere un intero settore produttivo del Paese”. Allarmi che però, a chi segue il settore da tempo, suonano come un deja-vu. Già nel 2006 il Ministro delle Infrastrutture Di Pietro tentò di modificare le concessioni autostradali in modo unilaterale, scatenando l’apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea, con una lettera di messa in mora nei confronti dell’Italia, sancendo il diritto che i contratti non possono essere modificati senza un accordo delle parti. Nemmeno – o forse tanto più, in uno Stato di diritto – se uno dei due contraenti è lo Stato. Prodi, che era Presidente del Consiglio, intervenne subito cercando di dimostrare alla Commissione che in realtà il Governo voleva cercare un accordo con i concessionari autostradali, senza fare alcuna forzatura.

Nel maggio 2008, quando Silvio Berlusconi era Premier, l’allora Commissario Ue Charlie McCreevy scrisse una lettera di sollecito al Presidente del Consiglio italiano – nota soltanto da pochi addetti ai lavori – sollecitandolo a trovare una soluzione per chiudere la procedura di infrazione. “Tale soluzione – scrive il Commissario – consiste nel fare in modo che le convenzioni … entrino rapidamente in vigore, concretizzando il presupposto della non modificabilità, in via unilaterale, da parte dello Stato concedente, del regime tariffario per tutta la durata della concessione. … Tale intangibilità di rapporti – in particolare di rapporti che hanno formato oggetto di privatizzazione – è stata, del resto, più volte espressamente riconosciuta dalle autorità italiane”. Berlusconi diede ascolto alla Commissione UE e diede seguito all’operatività delle Convenzioni autostradali, facendo chiudere la procedura di infrazione.

Oggi, a dieci anni di distanza, la questione della revoca si ripropone non foss’altro che per un gioco di equilibri in seno al Governo, che vede l’ala oltranzista dei M5S puntare i piedi. La società ha però in programma oltre 10,5 miliardi di euro di investimenti previsti dai piani concessori, alcuni già autorizzati e in corso di avvio, fortemente richiesti dal territorio (per es. il Passante di Genova e il Passante di Bologna) che in caso di revoca per legge delle concessioni – secondo analisi finanziarie – ovviamente non potrebbero essere più finanziati con capitali privati e difficilmente potrebbero essere riaffidati in concessione, attesa la sicura riluttanza a finanziare tali opere senza più dimostrata certezza contrattuale. La revoca per legge metterebbe seriamente a rischio il posto di lavoro di 7.000 dipendenti in Italia (a cui si aggiungerebbe un indotto di altre decine di migliaia di dipendenti)

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