Rete Unica, Vodafone boccia il ritorno dell’Italia al monopolismo

(Teleborsa) – Vodafone è fra coloro che non vedono di buon occhio il progetto Rete unica, messo a punto da CDP e TIM, con il benestare del Governo italiano, in quanto presenta una serie di criticità e non garantisce la concorrenza. Un brusco “passo indietro” per l’Italia ed una “cattiva politica” per l’UE.

Va ricordato che il piano prevede la costituzione di una nuova società AccessCorp, con la fusione delle reti di TIM e Open Fiber controllata da Enel e CDP. La nuova società sarebbe sotto il controllo di TIM al 50,1% del capitale e la governance affidata ad un soggetto terzo, la Cassa Depositi e Prestiti.

Un piano che prevede di fatto una rinazionalizzazione della rete di stampo monopolistico ed una compressione della concorrenza, scrive il Ceo di Vodafone, Nick Read, in un articolo su Politico.

Un approccio che viene criticato dal numero uno della big europea delle tlc, il quale sottolinea che non è positivo né per il mercato né per i consumatori e viola quattro decenni di politiche anticoncorrenziali e si pone in contrasto con il diritto dell’UE.

Read Afferma che l’Europa non dovrebbe cedere a quella che definisce una “cattiva politica” ed un “gigante passo indietro” nelle infrastrutture digitali, perché la priorità in Europa è colmare il gap infrastrutturale, soprattutto nell’ambito del 5G.

Non solo Vodafone, ma anche il Financial Times si occupa della rete unica italiana, affermando che il progetto, dato già per certo entro il primo trimestre 2021, è ben lungi dall’essere completato, data la complessità dell’operazione e l’opposizione più volte manifestata da Enel, che secondo indiscrezioni starebbe anche pensando anche di uscire dal business con la vendita della sua quota a Macquarie

“Stanno disegnando un suicidio perfetto per la fibra”, ha detto al FT un dirigente del settore telefonico, aggiungendo “stanno ricreando un mostro”.

Il quotidiano britannico parla anche di un “precedente” in UE, che potrebbe esser preso a modello da altre compagnie fortemente indebitate come l’inglese BT, per “estrarre valore” dalle proprie reti senza perderne il controllo.

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