Renzi al PD: “uniti fino al referendum. Poi al via il Congresso”

(Teleborsa) – Cinque mesi di mobilitazione straordinaria del PD per vincere in quanti più comuni possibile e il referendum”. E’ quanto ha richiesto il Premier, Matteo Renzi, che oggi in veste di segretario del PD ha fatto un discorso alla direzione del Partito chiedendo che il partito non si “vergogni” di quello che sta facendo al governo e ha posto come obiettivo delle prossime elezioni amministrative del 5 giugno un aumento dell’1-2% dei suoi voti. Dal giorno dopo, Renzi dà al placet al Congresso del PD, nelle modalità che riterrete: a tesi o in altri modi, farlo durare tre mesi, sei mesi o un anno. Potrete scegliere l’arma con cui si gioca e ci potremo dire le cose in faccia: per me è fondamentale l’arma della franchezza”.

Parlando ancora del referendum  Renzi ha detto: “se vince il no, ne prendo atto. Figuratevi se voglio personalizzare”Ma dopo che le riforme sono state un elemento fondativo del governo, “se a fronte dello straordinario lavoro fatto  poi ti dicono di no, devi prenderne atto”.

Il premier ha parlato della “questione morale” nel PD, dopo le inchieste che hanno toccato amministratori e dirigenti, citando i “molti problemi che ci sono in tante parti del territorio, meno di quello che i media raccontano ma più di quelli che dovrebbero esserci”. Il premier si è detto “genuinamente garantista”, ribadendo la necessità di richiedere che “si vada a sentenza in fretta”. 

A sorpresa, è salita sul palco il Ministro per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi , dopo che Gianni Cuperlo ha apprezzato la proposta della moratoria sulle polemiche interne fino a dopo le elezioni comunali precisando “ma valga per tutti”, facendo riferimento alle dichiarazioni del ministro Boschi che ha posto parte della sinistra sullo stesso piano di Casa Pound. Che senso hanno queste parole, che senso ha spingere la polemica sino a ignorare che tra chi sceglierà di dire no ci sono i vertici dell’Anpi o undici presidenti emeriti della Consulta?” si è chiesto Cuperlo.

Pronta la replica della Boschi, “io non ho mai preso la parola in direzione, ma decine di volte nelle riunioni dei gruppi parlamentari, discutendo e cercando di smussare molto per cercare di arrivare uniti al voto sulle riforme costituzionali. E in quel percorso mi è stato detto di tutto e su di me è stato scritto di tutto e io ho risposto col sorriso. Ma questa volta voglio rispondere qui, apertamente, a Gianni Cuperlo. Più volte mi è stato detto che chi vota sì vota come Verdini e io in un incontro pubblico ho detto che chi vota no vota come Casa Pound: è una semplice constatazione, non è un’equiparazione. Magari bastava farmi una telefonata, Gianni, e non fermarti al titolo del Fatto Quotidiano, altrimenti vuol dire che è in corso un cambiamento ontologico del fare partito”.

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