Renato Soru torna al timone di Tiscali: “Mi impegnerò per il rilancio”

(Teleborsa) – L’imprenditore e politico sardo Renato Soru torna al timone di Tiscali da lui fondata a Cagliari nel gennaio 1998 a seguito della deregolamentazione del mercato telefonico italiano. “Tiscali rappresenta un pezzo importantissimo della mia vita. Mi impegnerò per il suo rilancio insieme a un gruppo di amici motivati e preparati. Io ci credo, sono pronto a ricominciare”. Parole pronunciate dal fondatore dell’azienda ed ex Governatore della Sardegna e parlamentare europeo, Renato Soru, di Sanluri, provincia Sud della Sardegna, in un’intervista alla vigilia della riunione di un Cda dell’azienda. Soru, processato per false comunicazioni sociali in relazione al bilancio 2005 di Tiscali e per la cessione di ramo d’azienda, è stato assolto lo scorso 16 aprile dal Tribunale di Cagliari “perché il fatto non sussiste”. Stessa sentenza per gli altri vertici dell’azienda anch’essi accusati.

A seguito dell’elezione a Governatore della Sardegna nelle regionali del 12-13 giugno 2004, Renato Soru il 23 settembre 2004 presentò le dimissioni da Presidente Amministratore delegato di Tiscali, scegliendo il manager olandese Ruud Huisman come nuovo AD. Evento che segnò un radicale mutamento di strategia aziendale.

L’inchiesta giudiziaria che lo ha visto imputato riguardava i bilanci e gli atti di vendita dei rami d’azienda dalla capogruppo Tiscali Spa a Tiscali Italia Srl e Tiscali Service Srl. Un’operazione da 162 milioni di euro, inserita appunto nel bilancio 2005, che, secondo l’accusa, avrebbe potuto influenzare l’andamento di Tiscali nel mercato borsistico. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a 3 anni per Soru e Luca Scano (componente Cda), 1 anno e mezzo per Salvatore Pulvirenti, Andrea Podda e Roberto Lai e il proscioglimento, per prescrizione di reato, di Salvatore Fischetti, Ernesto Fava e Mario Rosso (ex AD).

“Sono contento di ritornare al timone della mia azienda senza alcuna ombra”, ha detto Soru, riferendosi appunto alle vicende giudiziarie che lo hanno visto protagonista. “Ora è finito tutto bene – ha aggiunto soddisfatto – ma dobbiamo smetterla con la barbarie del giustizialismo. È chiaro che se ti capita una disgrazia simile diventa complicato portare avanti l’impegno in politica o gestire una società quotata in Borsa. Ora posso farlo”.

Ho lasciato Tiscali nel 2004 quando sono diventato Presidente della Regione – tiene a ricordare – e l’anno prima, nel 2003, il fatturato aveva sfiorato i 10 miliardi di euro con un margine positivo di oltre 120 milioni. Nel 2004 l’indebitamento era minimo, assolutamente fisiologico. Nel 2009, quando è finita l’esperienza come Governatore e sono rientrato nella società, ho trovato un indebitamento di 640 milioni di euro. L’azienda era in piena crisi finanziaria, una situazione drammatica. Ho dovuto perciò fare scelte drastiche ma obbligate: vendere parti dell’azienda e imporre lo stop agli investimenti. Siamo stati obbligati ad accantonare il campo delle comunicazioni”.

Per poi ricominciare, e sottolinea: “Ritengo di esserci riuscito e che questo Gruppo possa dare stabilità e certezze alla società e ai suoi dipendenti per i prossimi anni”.

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