Reddito di Cittadinanza e altri bonus: quando può sommarsi e quando no?

E' iniziato lo slalom tra requisiti e soglie reddituali per verificare la compatibilità tra le misure

Con la crisi che fa la voce grossa ormai da anni, è aumentato in maniera sostanziosa purtroppo il numero di persone in difficoltà che fanno fatica ad arrivare a fine mese non potendo contare su una occupazione stabile e di conseguenza su un reddito fisso che consenta di mantenere un livello di vita dignitoso.
In quest’ottica dunque ben accette tutte le misure di sostegno a favore della sempre più ampia platea di persone costrette a vivere con un grosso punto interrogativo sul futuro,  interventi pensati appositamente per cercare di tamponare una situazione di emergenza che assume ogni giorno contorni sempre più drammatici. Parole magiche? Bonus, agevolazioni, aiuti: in altre parole tutto ciò che può essere considerato un valido e fedele alleato nella battaglia contro la crisi.
Non a caso, negli ultimi mesi, le speranze di molti si sono concentrate sul Reddito di Cittadinanza, la misura bandiera del Movimento 5 Stelle che ha da poco tagliato il traguardo, diventata ufficialmente operativa dopo la presentazione del sito e della prima card.
Mentre è partita la caccia al requisito, sono in tanti a chiedersi  se l’accesso al nuovo beneficio faccia decadere o meno gli altri bonus, assegni e agevolazioni ai quali si ha diritto.
QUANDO PUO’ SOMMARSI E QUANDO NO? – Dunque, stiamo parlando di una misura che, alla luce di quanto appena detto sopra, non viaggia da sola, ma è in buona compagnia di  altri aiuti in vigore, confermati per il 2019, che contano già milioni di beneficiari.
In attesa dei chiarimenti ufficiali dell’Inps, per gli aspiranti percettori del reddito di cittadinanza, che vivono sotto la soglia Isee di 9.360 euro, sono diversi i bonus sul piatto, ma  per verificare la compatibilità tra le misure è necessario fare lo slalom tra i requisiti, le soglie reddituali e la disciplina introdotta con il Dl 4/2019.
Come chiarisce il Sole 24 Ore, molte famiglie potranno, infatti, incassare più tipologie di aiuto, ma in alcuni casi il nuovo “reddito” sarà decurtato dell’importo già percepito con altre forme assistenziali. In altre situazioni, invece, gli aiuti si potranno sommare: potrà accadere in caso di rimborsi spese, riduzioni tariffarie o rette per servizi, agevolazioni sui tributi, buoni servizio e prestazioni a favore dei disabili.
In linea generale, comportano un taglio del nuovo sussidio tutti i bonus già percepiti che richiedono la cosiddetta “prova dei mezzi”, ovvero il calcolo dell’Isee o la valutazione del reddito. Lo stesso accade per le prestazioni che aumentano il reddito disponibile del nucleo, come gli ammortizzatori sociali. In questi casi, il reddito di cittadinanza andrà a integrare le risorse già disponibili.  
Per un lavoratore disoccupato che incassa 700 euro di Naspi al mese e ha diritto a 900 euro di reddito di cittadinanza (il valore per un nucleo di quattro componenti), il nuovo sussidio sarà decurtato riducendosi a 200 euro mensili. Allo stesso modo, se nel nucleo c’è un figlio nato da poco, potrà beneficiare anche del “premio alla nascita”, un assegno una tantum da 800 euro e del bonus bebè da 96 euro al mese (se è un secondo figlio). Quest’ultimo  pur essendo soggetto alla verifica dell’Isee, è  escluso dal ventaglio delle prestazioni che comportano una riduzione del reddito di cittadinanza.  
Anche il bonus nido da 1.500 euro all’anno per pagare l’asilo, essendo un rimborso spese senza soglie di reddito, si sommerà all’eventuale reddito di cittadinanza e non ne comporterà in alcun modo un taglio.
Nel frattempo la “macchina” legata al RdC è ufficialmente partita ma il decreto prevede che, se nel corso dell’anno si esaurissero le risorse, la misura verrebbe rimodulata, con riduzione dell’importo e stop alle nuove domande.
Si legge infatti: “In caso di esaurimento delle risorse disponibili per l’esercizio di riferimento, con decreto del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottarsi entro trenta giorni dall’esaurimento di dette risorse, è ristabilita la compatibilità finanziaria mediante rimodulazione dell’ammontare del beneficio”. 
 

SFORAMENTO E RIMODULAZIONE – La formulazione fa ipotizzare un meccanismo per cui, nel momento in cui si configura lo sforamento delle risorse, viene rideterminato il reddito di cittadinanza per tutti coloro che lo stanno prendendo, attraverso una rimodulazione delle mensilità erogate successivamente allo sforamento.   

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