Recovery fund, Sassoli: “Più soldi nel momento più grave e acuto della crisi”

(Teleborsa) – “Il Parlamento europeo ha ottenuto l’aumento dal 10 al 13% degli anticipi del Recovery Fund. Questo significa che i paesi che ne hanno maggior bisogno avranno più soldi proprio nel momento più grave e acuto della crisi”. Così il presidente del Parlamento europeo David Sassoli dopo la chiusura del negoziato con Consiglio e Commissione sul Recovery and Resilience Facility.

“Inoltre voglio sottolineare che abbiamo ottenuto un legame più stretto del finanziamento agli obiettivi del Green Deal, della trasformazione digitale, della coesione e della solidarietà sociale – ha aggiunto durante un webinar organizzato dall’Europarlamento e della Commissione UE – Ringrazio il Team negoziale del Parlamento per il prezioso lavoro. In questi momenti difficili il Parlamento continua ad essere dalla parte dei cittadini”.

Tornando sulla polemica riguardante la cancellazione del debito della BCE, su cui ieri ha ricevuto un altro no categorico, Sassoli ha affermato che “si possono fare tante cose senza mettere in discussione i conti e l’ordine con cui devono essere mantenuti”, e sottolineato che non si parla “dell’autonomia e dell’indipendenza della BCE, ma di meccanismi che dovranno essere inventati”. “Mutualizzare le spese che tutti i Paesi stanno sostenendo con fatica non può essere considerato un tabù – ha aggiunto – Mi dispiace vedere tanti sacerdoti dell’ortodossia finanziaria alzare il ditino, se avessimo dato retta a loro a marzo non avremmo iniziato una nuova storia dell’Europa”.

L’Unione europea, avverte Sassoli, non deve sentirsi “appagata” perché “il prossimo anno sarà altrettanto terribile e non sappiamo quanto le condizioni di vita dei nostri cittadini peggioreranno e tutti gli indicatori ci dicono che probabilmente lo faranno”. Secondo il presidente del Parlamento europeo l’unità di intenti dei leader UE vista in questi mesi dovrebbe servire anche per attuare riforma più a lungo termine: “Vorremmo che con la presidenza portoghese” che inizia a gennaio “ci fosse il via libera alla Conferenza sul futuro dell’Europa per ripensare ad alcuni meccanismi della democrazia europea“, come il diritto di veto, “che devono essere rivisti profondamente”.

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