Recovery, Cottarelli: strategia su crescita va “molto migliorata”

(Teleborsa) – “Nelle prime pagine il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR, ndr) definisce la strategia di crescita (la ripresa e la resilienza) che l’Italia dovrebbe seguire: questa parte, che è fondamentale, deve essere molto migliorata”. Lo sottolinea il direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, Carlo Cottarelli, in audizione davanti alla Commissione Bilancio della Camera aggiungendo che “occorrerebbe prima di tutto chiarire fin dall’inizio che la crescita richiede capitale fisico (investimenti pubblici e privati), capitale umano e riforme perchè il capitale fisico e umano siano utilizzati in modo efficiente aumentando la produttività dei fattori”.

Ora, secondo Cottarelli, “nella sua forma attuale il PNRR è molto concentrato sull’investimento pubblico e molto meno sul creare condizioni perchè gli investimenti privati si allochino in Italia piuttosto che all’estero, sull’individuazione delle riforme per aumentare la produttività” e “c’è anche insufficiente attenzione per il rafforzamento del capitale umano”.

Inoltre, la definizione della governance per la gestione del PNRR “manca completamente” dal Recovery Plan approvato dall’esecutivo. Bocciando la proposta di una “struttura piramidale” formulata in prima battuta e poi messa da parte dallo stesso governo Conte, Cottarelli invita a rispolverare quella che era stata avanzata da Assonime e che definisce la “migliore proposta”. Quella cioè che “prevede l’individuazione, peraltro richiesta dal regolamento, di una persona, potrebbe essere un ministro senza portafoglio che può coincidere con il ministro per gli Affari europei, responsabile per la discussione e l’esecuzione del Pnrr, coadiuvato da una struttura snella composta da rappresentanti dei ministeri coinvolti e da figure di alto profilo tecnico presso la Presidenza del Consiglio”. “Questa struttura – ha precisato – svolgerebbe una funzione di stimolo e di verifica di quello che fanno le amministrazioni competenti coordinandone anche il lavoro”.

Tra le riforme “per facilitare l’investimento privato e aumentare la produttività io metterei al primo posto la riduzione degli ostacoli burocratici all’attività di impresa”. “Il Pnrr non comprende nulla o quasi nulla, se non in vaghissimi termini, su questo tema essenziale”, ha aggiunto Cottarelli per il quale una “rotazione effettiva dei dirigenti pubblici dopo alcuni anni” potrebbe essere utile a evitare “posizioni di rendita” che impediscono il rinnovamento.

“Ogni anno – ha ricordato – le PMI spendono tra i 30 e i 35 miliardi per compilare moduli, come una tassa. Risolvere il problema richiede non solo la digitalizzazione ma uno sfoltimento dell’apparato normativo e una semplificazione dei processi decisionali. L’investimento privato e pubblico viene ostacolato dall’eccesso di burocrazia”.

“Troppa poca enfasi – segnala ancora – nella parte strategica del documento, sull’importanza del capitale umano, il vero motore di sviluppo di ogni Paese. Il problema del capitale umano non è neanche menzionato tra i nodi da risolvere. Allora non deve sorprendere che poi le risorse allocate per istruzione e ricerca siano soltanto sono il 12,7% del totale”, e questo “nonostante” il “ritardo” dell’Italia per esempio “in termini di numero dei laureati”.

Nel PNRR, infine, si rileva “poca chiarezza riguardo ai suoi effetti sul deficit pubblico e sul debito: credo – conclude Cottarelli – sia invece fondamentale che la versione finale sia del tutto trasparente rispetto a un tracciato dei conti pubblici che risulterebbe dall’implementazione del piano”.

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