Rapporto Auditel-Censis, Imperiali: “Digital divide costituisce vero distanziamento sociale”

(Teleborsa) – “Il terzo Rapporto Auditel-Censis è uno strumento prezioso che volentieri affidiamo alla decisione politica e al mondo delle imprese che sono chiamati a indirizzare il cambiamento in atto per trasformarlo in un’opportunità di crescita per il Paese”. Queste le parole del presidente Auditel, Andrea Imperiali di Francavilla, a margine della presentazione del Rapporto “L’Italia post lockdown: la nuova normalità digitale delle famiglie italiane” svoltasi questa mattina a Palazzo Giustiniani presso la Sala Zuccari del Senato.

Come l’emergenza Covid, e in particolare il lockdown, ha cambiato la vita delle famiglie italiane? Qual è questa “nuova normalità digitale” di cui parlate nel Rapporto?

“Noi abbiamo avuto un occasione quasi irripetibile dal punto di vista dell’indagine sociale perché abbiamo potuto fare un aggiornamento della Ricerca di base Auditel, sia nei giorni immediatamente precedenti al lockdown che nei giorni immediatamente successivi. Abbiamo quindi capito, con una certa precisione, come le famiglie italiane sono entrate in questo particolarissimo periodo, dal punto di vista delle loro dotazioni individuali e familiari, ma anche della tecnologia d’accesso. Siamo riusciti ad analizzare i comportamenti di fruizione di utilizzo dei media e di tutti i device di cui dispongono e a comprendere come le famiglie hanno affrontato i cambiamenti imposti dal lockdown, ma soprattutto come ne sono usciti modificando le loro abitudini e le loro tradizionali modalità di fruizione. Ne esce una fotografia abbastanza contrastata dove i segnali positivi sono molto superiori a quelli negativi”.

Ritiene che questa possibilità costituisca un vantaggio per il futuro?

“Assolutamente sì. Innanzitutto ci fa capire esattamente come la società italiana oggi è composta dal punto di vista della copertura delle tecnologie di accesso e della capacità di essere integrati dentro questo mondo digitale che, come abbiamo capito facendo esperienza tutti quanti sulla nostra pelle durante il lockdown, è stata l’unica modalità con cui si poteva interagire, con cui si potevano avere relazioni interpersonali e sociali. Abbiamo, inoltre, capito che questa situazione costretta, come quella che abbiamo vissuto, ha di fatto comportato un’accelerazione straordinaria nella conoscenza, nell’accesso, nell’utilizzo di tutta una serie di dispositivi. Per acquisire queste conoscenze e per esserne così consapevoli come si è dimostrata una buona parte della popolazione, ci sarebbe voluta una generazione. Resta il problema di una parte, sono circa 3 milioni e mezzo di famiglie, che non avendo accesso a determinate condizioni di base, sono rimaste un po’ escluse. È ciò che nel Rapporto abbiamo chiamato ‘il vero distanziamento sociale’ di questa situazione. Credo che dall’indagine siano emerse delle informazioni utili per indirizzare gli interventi che andranno fatti a livello di priorità del Paese, utilizzando pure le risorse che presto arriveranno per il Recovery Fund”.

L’Italia per quanto riguarda il digital divide come è posizionata in Europa?

“Oggi è posizionata molto meglio. Soprattutto dei segmenti della popolazione che erano più distanti culturalmente e generazionalmente, oggi si sono integrati con grande velocità. Attualmente possiamo, quindi, dire di avere una parte molto rilevante della nostra popolazione, circa 15 milioni di famiglie, che sono pienamente integrate e hanno utilizzato con piena consapevolezza strumenti avanzati. Strumenti che vanno dallo smartworking alla didattica a distanza, dall’ecommerce allo streaming. Secondo quanto emerge dai nostri dati, oggi questo avviene con una frequenza quotidiana e con una maggiore capacità da parte di tutti i segmenti della popolazione”.

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