Rai, il governo sblocca le nomine: Salini ad, Foa presidente. Ma il Pd insorge

(Teleborsa) – Si sblocca lo stallo sulla partita per le nomine Rai. Due i nomi indicati dalla maggioranza: Fabrizio Salini amministratore delegato, Marcello Foa consigliere indicato come Presidente: l’ex direttore de La7, scelto da Luigi Di Maio; e il giornalista “sovranista” caldeggiato da Matteo Salvini. 

SERVE L’OK DI FI – Ma per diventare realtà, l’intesa in maggioranza deve ancora superare lo scoglio della Vigilanza Rai: il presidente, figura di garanzia, deve infatti ricevere il gradimento dei due terzi dei commissari. Numeri alla mano, la “rivoluzione culturale” annunciata da Di Maio si potrà concretizzare solo con il decisivo ok di Forza Italia.

LA CONTA DEI VOTI – I componenti della Vigilanza sono  40: la maggioranza dei due terzi si raggiunge dunque con 27 voti. Cinque Stelle e Lega possono contare su 21 voti (rispettivamente 14 e 7). Il Pd ha dichiarato il suo convinto no ad una figura considerata “inadeguata” l’unico modo per raggiungere la soglia fatidica diventa il sostegno dei 7 commissari di Forza Italia (6 visto che il presidente Barachini non vota). Dalla maggioranza assicurano che “l’accordo con Fi già c’è”. Ma i forzisti prendono tempo: “Giudicheremo dai fatti”, ha spiegato Giorgio Mulè, capogruppo azzurro a San Macuto. Precisando che “l’unico faro sarà salvaguardare la Rai e le sue straordinarie professionalità e potenzialità”.

DI MAIO: “AL VIA RIVOLUZIONE CULTURALE, FUORI RACCOMANDATI E PARASSITI” – Nel frattempo Di Maio ha convocato i giornalisti fuori da palazzo Chigi, per rivendicare che “inizia la rivoluzione culturale”, che si concretizzerà – “liberandoci di raccomandati e parassiti” a viale Mazzini.
Intanto Foa, in un post su Facebook ringrazia per la nomina e assicura di voler “riformare la Rai nel segno della meritocrazia e di un servizio pubblico davvero vicino agli interessi e ai bisogni dei cittadini italiani”.

INSORGE IL PD –  Attacca il Pd per il quale Foa è figura “inadeguata”, ponendo in particolar modo l’accento sul profilo “sovranista” del giornalista, ricordando un post del 27 maggio scorso in cui – dopo lo stop a Savona ministro dell’Economia – definiva “disgustoso” il discorso di Sergio Mattarella: “Uno che potrebbe essere imputato per vilipendio presidente della Rai? Questa maggioranza ormai non ha più il senso della vergogna”, denuncia Alessia Morani.  Michele Anzaldi solleva a il problema della carica finora ricoperta da Foa nel gruppo Ticino, visto che la legge vieta l’indicazione di chi ricopre incarichi in società concorrenti della Rai: “L’indicazione di Marcello Foa nel Cda Rai è vietata dalla legge per incompatibilità. Agcom, Anac e Corte dei Conti accendano un faro sulla vicenda e verifichino, prima che arrivino i ricorsi al Tar”.

Foa, intanto, si difende e fa sapere che non voleva offendere: “Io ho le mie idee, non volevo certo offendere nessuno”

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