Quanto pesa sull’economia di Venezia il passaggio delle navi da crociera

L'impatto economico del turismo crocieristico in Laguna e le conseguenze di un suo ridimensionamento

Venezia è alle prese con un grande dilemma: vietare o limitare l’ingresso in Laguna della grandi navi e perdere un consistente giro d’affari, o lasciare tutto com’è ora, ma con il rischio di danni ambientali e soprattutto di incidenti?

Proprio l’incidente di domenica 2 giugno, in cui una nave da crociera ha urtato un battello turistico nel canale della Giudecca, ha riportato all’attenzione il problema delle grandi navi nella Laguna Veneta. Una questione rimasta in sospeso per anni, quando nel 2012 si era iniziato a pensare di porre un limite al passaggio delle navi attraverso il Bacino di San Marco e il Canale della Giudecca, in pieno centro storico, e di trovare una via di passaggio alternativa.

Un problema perché il turismo dei croceristi muove un importante giro d’affari, la cui perdita avrebbe un impatto pesante sull’economia della città lagunare, dell’indotto e anche sulle rotte nel Mare Adriatico. Quello di Venezia, infatti, è il primo porto nel Mediterraneo per traffico passeggeri, come riporta Il Sole24Ore, e l’incertezza degli ultimi anni ha portato numerose compagnie a spostare le proprie navi al Pireo, in Grecia, e in Turchia.

Il passaggio delle navi da crociera a Venezia genera un giro d’affari da 283,6 milioni di euro all’anno, circa la metà del turismo croceristico in Italia, che è di 436,5 milioni di euro l’anno, sempre secondo i dati del Sole24Ore, risalenti al 2015 e riportati da Agi. Cifre a cui si aggiungono fino a 170 milioni di indotto e 4.300 lavoratori di 200 aziende del territorio veneziano, pari al 3,2% del Pil locale, secondo quanto riferisce CLIA (Cruise Lines International Association); dati citati da Business Insider e riferiti al 2017.

CLIA ha avvertito che se fosse vietato l’ingresso in Laguna a tutte le navi da crociera superiori alle 40.000 tonnellate, il numero dei croceristi si ridurrebbe del 90% rispetto al 2012 (anno con oltre 1.750mila passeggeri), la spesa per beni e servizi locali scenderebbe dell’85% (40 milioni contro 283,6 milioni) e l’occupazione diminuirebbe dell’83% (600 lavoratori a fronte di 3.660). Un limite che era stato introdotto nel 2014, quando il governo Letta decise di ridurre numericamente l’accesso al Bacino di San Marco alle navi superiori alle 40mila tonnellate e dal 2015 di vietare del tutto l’ingresso a quelle superiori alle 96mila tonnellate.

Dal gennaio 2015, tuttavia, il Tar ha annullato queste disposizioni, creando però ulteriore confusione, tanto che le compagnie croceristiche avevano deciso comunque di limitare l’ingresso delle proprie navi in Laguna, adottando un protocollo di auto-regolamentazione. Una situazione che ha portato a un sensibile calo dei passeggeri a Venezia, dal record di 1.815.823 raggiunto nel 2013. Nel 2018, comunque, il trend si è invertito, registrando 1.560.679 passeggeri.

In attesa che la situazione si chiarisca, il progetto favorito per spostare le navi da crociera dal Bacino di San Marco e dal Canale della Giudecca, è quello elaborato dall’Autorità Portuale e che prevede la realizzazione di un canale alternativo che, dall’attuale via dei Petroli, usata per le navi commerciali che entrano a porto Marghera, devii verso la Stazione Marittima. Secondo questo progetto, le navi entreranno in Laguna attraverso la bocca di porto di Malamocco e non del Lido come avviene adesso. Il canale denominato “Contorta Sant’Angelo” sarà lungo 4,5 chilometri, largo 100 metri e con una profondità di circa 10,5 metri. I costi per la sua realizzazione ammontano a circa 120 milioni di euro (42 milioni per lo scavo, 62 per lo smaltimento di sedimenti e realizzazione delle velme, 16 per lo spostamento dei sottoservizi). Questo progetto, tuttavia, è avversato dagli ambientalisti per l’impatto che potrebbe avere sull’ecosistema della Laguna ed è osteggiato anche dal Movimento 5 Stelle.

Un altro progetto, di cui si discute da anni, è quello di realizzare una nuova Stazione Marittima per l’attracco delle navi da crociera a Porto Marghera, evitando il passaggio nel canale della Giudecca e anche lo scavo di nuovi canali.

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