Ecco quanto è costato a Zuckerberg il datagate che ha colpito Facebook

Cambridge Analytica è costato a Facebook e al suo fondatore miliardi di dollari nel giro di pochi giorni, ma sono i danni d'immagine a essere incalcolabili

Dopo una settimana dall’inizio dello scandalo, si può ormai dire che per Facebook il caso Cambridge Analytica sia stato (e sia tutt’ora) molto più che sfortuna: non solo infatti ha portato all’attenzione un’importante falla nel sistema di controllo del più grande social network al mondo, ma ha anche richiamato l’attenzione del mercato e degli investitori.

Nell’ambito dell’inchiesta di Cambridge Analytica, Facebook è stata accusata sia di non aver vigilato adeguatamente sui dati raccolti, che di aver saputo della vendita dei dati da parte del ricercatore di Cambridge Michal Kosinski già due anni fa, senza però intervenire. Il social network ha infatti provveduto a chiudere gli account dei personaggi coinvolti in Cambridge Analytica soltanto il 16 marzo, qualche giorno prima della pubblicazione delle inchieste da parte dei quotidiani.

Da quando sono uscite le inchieste sul New York Times e il Guardian, seguite dai video girati dai giornalisti di Channel 4, è iniziata una vera e propria fuga da parte di chi aveva scelto di investire nel social network più famoso: la Borsa ha visto crollare le azioni di Facebook e in pochi giorni sono stati bruciati 60 miliardi di dollari in valore di mercato.

A partire dalle prime fughe di notizie riguardanti lo scandalo, Facebook ha perso 5 miliardi in poche ore e 9 miliardi di dollari in poco più di 48 ore; anche se i numeri sembrano elevati, le conseguenze sono state molto più contenute del previsto: a inizio gennaio infatti Zuckerberg aveva provveduto a vendere circa 5 milioni di azioni, vendita che gli ha permesso di salvare circa 70 milioni di dollari, secondo la SEC e alcuni calcoli algebrici.

Con le perdite registrate, il patrimonio di Mark è sceso a 66 miliardi di dollari; ma le perdite finanziarie sono poca cosa se le confrontiamo con i danni d’immagine del social network e del suo fondatore. A causa anche della campagna #deletefacebook lanciata dall’ex cofondatore di WhatsApp Brian Acton, sembra che si sia attivata una corsa a cancellare il proprio profilo.

Tramite i Trend di Google sembra infatti che le ricerche riguardanti l’eliminazione del proprio account, siano aumentate, raggiungendo un valore mai visto negli ultimi cinque anni. L’incremento sembra esserci stato soprattutto in America, ma anche in Italia.

L’appello di Acton è stato ascoltato non solo dalla gente comune, ma anche da personaggi importanti del business; Elon Musk, ad esempio, ha risposto all’invito lanciato da parte di un utente, di abbracciare la protesta e ha provveduto a cancellare da Facebook la pagina di Tesla e quella di SpaceX.

E se gli utenti sembrano insoddisfatti e scontenti, non c’è aria positiva nemmeno tra i dipendenti del grande social, tanto che il capo della sicurezza delle informazioni, Alex Stamos, si è dimesso parlando di “disaccordi interni” sul modo in cui affrontare la vicenda.

Perdite di soldi, perdite di utenti e di dipendenti: Cambridge Analytica ha alzato un gran polverone che Facebook faticherà a far dimenticare.

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