Quanto costano all’Italia le sanzioni alla Russia

L’Unione Europea ha esteso per altri 6 mesi le sanzioni alla Russia: quanto ci costano

Poche ore fa il Consiglio Europeo ha deciso di estendere per altri sei mesi le sanzioni economiche alla Russia per non aver rispettato il trattato di Minsk.

Le sanzioni, introdotte già nel 2014, hanno portato alla pronta reazione di Mosca, che ha scelto l’embargo totale per una lista importante di prodotti agroalimentari come frutta e verdura, formaggi, carne, salumi e pesce provenienti da Ue, Canada, Norvegia, Australia e Stati Uniti. Tra i principali importatori per la Russia, c’è l’Italia che prima del 2014 risultava il secondo Paese per prodotti importati sul mercato di Mosca. Secondo Coldiretti, la politica di sanzioni e successivo embargo hanno provocato “un blocco dannoso per l’Italia, anche perché al divieto di accesso a questi prodotti si sono aggiunte le tensioni commerciali che hanno ostacolato di fatto le esportazioni anche per i prodotti non colpiti direttamente, dalla moda alle automobili fino all’arredamento”. Coldiretti ha effettuato la stima secondo la quale, le esportazioni italiane sono scese “ad un valore di poco inferiore agli 8 miliardi di euro nel 2017, rispetto agli 11 miliardi del 2013”.

Le sanzioni alla Russia costano all’Italia non solamente per l’impatto diretto sull’import, ma anche per l’effetto voluto e raggiunto dalle politiche del Consiglio europeo di danneggiare l’economia russa, che quindi si ritrova in difficoltà anche nell’importazione dei prodotti esclusi dall’embargo.
Tra le restrizioni decise dal Consiglio europeo, è presente il divieto di importazione di beni provenienti da Crimea e Sebastopoli; sono poi attivi un divieto sugli investimenti, un divieto di prestazione di servizi turistici in Crimea. Il blocco comprende anche le esportazioni di altri beni importanti come attrezzature per l’esplorazione, la prospezione, la produzione di petrolio, gas e risorse minerarie.

Secondo alcuni dati Eurostat, l’interscambio commerciale dell’UE con la Russia è sceso da 338 miliardi di euro del 2013 ai 191 miliardi del 2016. Non solo: l’economia russa ha subito danni anche dal crollo dei prezzi del petrolio, entrando in una fase di recessione che ha provocato una contrazione del PIL per due anni e un abbassamento del reddito disponibile. Da qui sono cresciuti l’inflazione e il tasso di povertà, tanto che circa il 13% della popolazione vive sotto il livello di sussistenza.

Se si riuscisse a distendere la situazione di tensione tra Russia e Unione Europea, si rimetterebbe in moto un sistema che vale 3 miliardi di euro secondo Coldiretti. Prima del conflitto commerciale con Mosca, l’Italia contava un volume di 40 miliardi all’anno e una crescita dell’8% annuo nell’esportazione verso il Paese orientale. Se nel 2013 il valore delle esportazioni italiane verso la Russia era di 7,1 miliardi, nel giro di due anni era calato di 3,7 miliardi di euro.

Secondo uno studio del Vienna Institute for International Economic Studies nell’Unione Europea sono stati persi fino al 2017 44 miliardi di euro di export e 900 mila posti di lavoro, mentre l’Italia potrebbe perdere fino a 215.000 posti di lavoro e 7 miliardi di PIL. Non è solo una questione di import-export ma anche di turismo: dal 2014, i viaggiatori russi in Italia sono diminuiti del 25%. L’incontro di metà luglio tra Putin e Trump sarà determinante per capire come la volontà del governo italiano di rivedere la linea dura verrà accolta nel Consiglio europeo.

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