Cos’è il quantitative easing, spiegato semplice

Introdotto nel 2015 da Mario Draghi, ha fatto il suo corso e presto verrà sospeso: cos'è e cosa comporta il quantitative easing

Il quantitative easing è stato utilizzato dalle Banche Centrali di diversi Paesi nel mondo come strumento di politica monetaria con l’obiettivo di rilanciare l’economia dall’inizio della crisi nel 2007-2008.

Le politiche monetarie che è possibile applicare posso essere espansive o restrittive: il quantitative easing, o allentamento quantitativo, rientra nelle politiche monetarie espansive. In particolare, da alcuni economisti viene considerata una politica monetaria ultra-espansiva.

Per analizzare il quantitative easing, è importante capire cosa comporta la stagnazione dell’economia per le aziende: in un’economia stagnante i consumatori e le imprese effettuano meno acquisti, con relative poche vendite. Le aziende devono di solito sostenere dei costi fissi, indipendentemente dai fatturati che rimangono invariati nonostante le vendite tendano ad abbassarsi in periodi di crisi: diminuendo i ricavi e restando fissi i costi di produzione, si sono purtroppo dovute registrare moltissime chiusure in fallimento di aziende in tutta Europa, molte delle quali in Italia.

Il quantitative easing non è il primo livello di intervento che le Banche Centrali solitamente adottano con l’obiettivo di spingere il mercato ad uscire dalla stagnazione. Fra le prime opzioni infatti di solito le Banche Centrali tendono ad implementare azioni che abbassino i tassi di interesse che le banche applicano quando una persona o un’azienda va a chiedere un prestito: l’obiettivo di tale politica è quello aumentare le richieste dei prestiti, in quanto persone e aziende, attirate dai bassi tassi di interesse, possono essere spinte a chiedere prestiti in denaro. I soldi dei prestiti ottenuti potranno essere investiti acquistando beni o servizi da altre aziende, con l’obiettivo ultimo di rimettere in moto l’economia.

Quando anche il taglio dei tassi di interesse sui prestiti non porta al risultato sperato, allora le Banche Centrali possono agire con il quantitative easing acquistando titoli degli Stati (o azioni e obbligazioni sul mercato) con lo scopo di immettere nuova moneta e aumentarne quindi la quantità in circolazione. Una delle tipiche conseguenze è l’aumento del prezzo dei titoli e la riduzione del loro rendimento, come la riduzione degli interessi bancari che, diminuendo, permettono una riduzione dei mutui e dei debiti contratti anche in passato nei confronti delle banche.

Secondo quanto annunciato da Draghi, il quantitative easing introdotto nel 2015 verrà presto sospeso e gli Stati non riceveranno quindi più questa modalità di aiuto dalla Bancha Centrale. Questa modalità di politica monetaria è rimasta in vigore tre anni e ha permesso di raggiungere buoni risultati: la speranza è che anche quando il Quantitative Easing verrà sospeso, l’economia degli Stati europei continui a crescere anche senza il suo supporto.

Cos’è il quantitative easing, spiegato semplice