Quale impatto avranno i rifugiati sull’economia dell’Europa? Lo svela l’FMI

(Teleborsa) – Quale sarà l’impatto del flusso di rifugiati sulla crescita europea? Lo svela il Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel rapporto pubblicato oggi e intitolato “L’aumento dei rifugiati in Europa: le sfide economiche”, spiegando che nel breve termine si dovrebbe registrare un incremento “modesto” della crescita del PIL mentre nel medio-lungo termine l’impatto sul PIL dipenderà dalla velocità della loro integrazione nel mercato del lavoro.
L’aumento del Prodotto Interno Lordo (PIL) UE dipenderà dall’espansione fiscale associata al sostegno fornito ai richiedenti asilo e dall’espansione dell’offerta di lavoro. 

L’istituto di Washington, guidato da Christine Lagarde, dichiara che nel breve termine le spese pubbliche in servizi educativi, sanitari, alimentari e di alloggio “aumenteranno la domanda aggregata”. Ciò porterà ad un aumento del PIL UE – rispetto allo scenario di base – dello 0,05% nel 2015, dello 0,09% nel 2016 e dello 0,13% nel 2017.

Lo scenario cambia di Paese in Paese a causa della distribuzione assimmetrica dei richiedenti asilo rispetto alla popolazione di una nazione. Entro il 2017, dice l’FMI, l’impatto maggiore ci sarà in Austria con il PIL visto crescere dello 0,5% seguita da Svezia (+0,4%) e Germania (+0,3%). Nel medio termine il PIL UE potrebbe essere più alto dello 0,25% e nelle tre principali nazioni di destinazione (Austria, Germania e Svezia) potrebbe essere più alto dello 0,5-1,1%.

A quanto ammonteranno invece i costi fiscali legati all’assistenza fornita ai rifugiati? In Europa “potrebbero essere notevoli in alcune nazioni”, spiega l’FMI. L’istituto di Washington stima che in media le spese di bilancio legate ai rifugiati possano salire rispetto al 2014 dello 0,05% del PIL nel 2015 e dello 0,1% del PIL nel 2016. Austria, Finlandia, Svezia e Germania dovrebbero farsi carico dei maggiori incrementi di spesa nel 2015 e nel 2016 rispetto al 2014.
In Italia il costo fiscale associato ai rifugiati arriverà allo 0,24% del PIL nel 2016 dopo avere raggiunto lo 0,20% l’anno scorso e lo 0,17% in quello precedente. In Svezia si passerà all’1% del PIL nell’anno in corso dopo lo 0,5% del PIL nel 2015 e dello 0,3% del PIL nel 2014. In Germania sono attesi costi fiscali pari allo 0,35% del PIL nel 2016 contro lo 0,20% del PIL del 2015 e lo 0,08% del 2014.

Il Fondo ricorda che il Patto di stabilità e crescita prevede flessibilità per consentire ai Paesi UE di rispondere alla crisi dei rifugiati deviando dunque dagli obiettivi fiscali di medio termine, specificando però che questa flessibilità sarà comunque temporanea.

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