Protezione dati personali, Italia seconda in Europa per violazioni: le 10 maggiori minacce per utenti e aziende

(Teleborsa) – Il 28 gennaio è la giornata europea della protezione dei dati personali, il Data Privacy Day, che si pone l’obiettivo di sensibilizzare persone, aziende e istituzioni al corretto uso e conservazione dei dati.
Una campagna la cui importanza è sottolineata da dati molto preoccupanti: secondo un recente report di DLA Piper, infatti, dal 25 maggio 2018 (data di entrata in vigore del nuovo regolamento europeo GDPR), l’Italia è seconda in Europa per numero di violazioni con 83 interventi dell’Autorità Garante (in testa c’è la Spagna con più di 250 sanzioni, segue la Romania con 57) e si pone in terza posizione per multe complessive per quasi 80 milioni di euro.

I dati sensibili sono un asset strategico, ma in Italia siamo ancora molto lontani dal creare una cultura del valore della data compliance: l’evoluzione delle infrastrutture IT deve evolvere da cybersecurity a cyber-resilience”, sottolinea l’esperto Jacopo Tenconi, GDPR Specialist di Primeur, multinazionale italiana specializzata in data integration.

Tornando allo scenario europeo, in testa alla classifica delle sanzioni si trovano Lussemburgo e Irlanda, nazioni dove hanno sede rinomate multinazionali del commercio online e dei social network: proprio all’interno del piccolo Granducato è stata comminata la multa più alta della storia dell’Unione Europea dal valore di 746 milioni di euro. Complessivamente nel 2021 si è assistito ad un vero e proprio boom di sanzioni visto che nel Vecchio Continente si è sfiorata la quota di 1,1 miliardi di euro di multe: un dato in crescita del 600% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno dove si sono registrate violazioni complessive per 158,5 milioni di euro. Non è migliore lo scenario sulle segnalazioni di data breach: il numero di violazioni che comportano l’accesso, la modifica, la cancellazione o la divulgazione non autorizzata di dati personali è arrivato oltre quota 130mila in Europa nell’ultimo anno. Si tratta di una media giornaliera di 356 segnalazioni in crescita del 7,5% rispetto ai dati 2020. L’Italia cresce a ritmo doppio rispetto alla media europea: il report individua 1.782 violazioni di data breach negli ultimi 12 mesi, +13,2% rispetto alle 1.574 indicate nel 2020 (in testa c’è la Germania con oltre 40mila notificazioni seguita da Paesi Bassi e Polonia).
L’entrata in vigore del regolamento europeo GDPR ha modificato radicalmente lo scenario in materia di privacy e gestione dei dati sensibili: le aziende e le istituzioni devono rispettare rigide regole in materia di gestione dei dati personali che possono includere l’obbligo di notificare alle autorità le violazioni da parte di hacker o pirati informatici entro 72 ore dalla scoperta. Ma come mai in Italia siamo ancora così indietro rispetto all’Europa? Secondo Simone Bonavita, docente in Trattamento dei Dati Sensibili all’Università degli Studi di Milano occorre fare una duplice riflessione: “Da una parte il Garante Privacy Italiano ha dei componenti di comprovata capacità molto attenti alla tutela degli interessi della collettività e ha intrapreso una serie di attività di sensibilizzazione sui temi connessi alla tutela dei dati personali. Dall’altra parte molte società percepiscono la privacy come un “inutile onere” invece di un’opportunità di ottimizzazione dei processi. Ottimizzare un processo significa aumentare la produttività e questa funzione efficientistica della privacy rappresenta un paradigma non molto noto in territorio italiano. A molte società italiane, inoltre, manca un approccio, nella privacy e nella sicurezza, che sia attento al processo, piuttosto che al compito”.

Jacopo Tenconi, GDPR Specialist di Primeur
Uno scenario in continua evoluzione che allarma soprattutto le aziende: secondo l’Allianz Risk Barometer i rischi informatici sono la principale causa di preoccupazione delle imprese nel 2022 con il 44% e hanno superato in classifica le difficoltà di approvvigionamento della supply chain, i disastri naturali, il cambiamento climatico e l’evoluzione della pandemia. “Ormai la domanda che si devono porre i reparti IT non è se ci saranno attacchi informatici ma quando arriveranno e come sarà possibile limitarne l’impatto sul business aziendale – afferma Tenconi -. I recenti cambiamenti hanno creato una dipendenza informatica senza precedenti e gli hacker stanno cogliendo ogni opportunità per sfruttare le vulnerabilità delle organizzazioni per predisporre nuovi attacchi informatici”.

Quali sono le 10 maggiori cyber minacce che gli utenti dovranno fronteggiare nel 2022?
Social Engineering – Questa tipologia di attacco informatico studia il comportamento e le interazioni che le persone compiono online per poi ingannare gli stessi utenti con l’obiettivo di carpire informazioni sensibili, estorcere denaro o rubare identità.
Ransomware – È la minaccia che preoccupa maggiormente le organizzazioni: il dispositivo digitale viene infettato da un programma malevolo che blocca l’accesso ai documenti per poi chiedere un riscatto. Recentemente la Regione Lazio ha subito un attacco ransomware che ha mandato in tilt diversi servizi riservati ai cittadini tra cui il portale dedicato alla vaccinazione.
Cryptojacking – La nuova frontiera della truffa informatica. Questo attacco utilizza a insaputa del proprietario il dispositivo elettronico per finalità di mining delle valute digitali. A differenza delle altre minacce, l’obiettivo non sono le informazioni personali ma è quello di utilizzare un computer di un’altra persona per eseguire le operazioni di estrazione digitale e accumulare cryptovaluta.
Smishing – L’evoluzione del phishing. Sono sempre di più le minacce che viaggiano attraverso i messaggi di testo: solitamente si tratta di finti istituti di credito o uffici postali che chiedono informazioni finanziarie personali come il numero di conto o quello della carta di credito.
Bot – Si tratta di una rete composta da diversi pc infetti da malware che viene utilizzata per inviare mail nocive contenente spam, virus o con l’obiettivo di rubare i dati personali. Con l’aumento dello smart working e del contestuale utilizzo delle reti domestiche con device lavorativi, questi attacchi sono tornati all’ordine del giorno.
BEC, Business E-mail Compromise – Questa tipologia di attacchi consentono agli hacker di accedere ad un account di posta elettronica aziendale e di fingere di essere il proprietario con l’obiettivo di truffare l’azienda stessa o i fornitori/partner con mail veritiere provenienti da un interlocutore autorevole.
Robocall – Sono in forte aumento le chiamate in arrivo da sistemi automatizzati: questa tipologia di telefonate viene utilizzata sempre di più da società di telemarketing ma in alcuni casi le chiamate hanno l’obiettivo di ottenere in modo fraudolento i dati dell’utente per attivare a sua insaputa contratti non richiesti.
Deepfake – È una tecnologia basata sull’intelligenza artificiale che, attraverso la sovrapposizione di volti su persone reali, permette di falsificare video creando immagini e filmanti altamente realistici. Questa tipologia di truffa viene utilizzata dagli hacker soprattutto per ricattare altre persone soprattutto in ambito della sfera personale.
Spyware – È un malware che viene scaricato su un device elettronico senza il permesso dell’utente e ruba i dati degli utenti per venderli a inserzionisti e aziende esterne. È in grado d’infettare i dispositivi tramite app, collegamenti, siti web e allegati di posta elettronica dannosi.
SIM Swap – La truffa dello “scambio della scheda telefonica” è un furto d’identità dove il criminale riesce ad ottenere i dati personali della vittima: tramite una finta denuncia, la Sim viene duplicata e così il truffatore può iniziare ad operare con l’home banking della vittima ricevendo sul suo cellulare le notifiche per autorizzare le operazioni.