Profonda crisi nel settore delle costruzioni: si torna agli anni sessanta

(Teleborsa) – L’industria delle costruzioni è tornata di fatto ai livelli produttivi degli anni sessanta. Il 2015, infatti, si afferma come il nono anno consecutivo di contrazione nei volumi prodotti di calcestruzzo preconfezionato, che si attestano a 25.253.861 metri cubo segnando un dato di chiusura negativa a due cifre (-10,1%) rispetto all’anno precedente. Ciò trova spiegazione nel mancato rafforzamento, nell’anno 2015, della lenta risalita dell’economia italiana e nell’assenza di risorse concrete per il rilancio del settore delle costruzioni. Questa la fotografia scattata dal Rapporto Atecap 2016, nel quale viene specificato anche che il calo produttivo registrato nel 2015 territorialmente si è manifestato con minore intensità nelle regioni meridionali. A soffrire sono i principali driver del mercato del calcestruzzo preconfezionato, ovvero la nuova edilizia abitativa e le costruzioni non residenziali.

Per l’Associazione Tecnico Economica del Calcestruzzo Preconfezionato anche se l’economia italiana registra cauti segnali e prospettive di crescita, la ripresa ancora non coinvolge pienamente il settore delle costruzioni e dunque il comparto del calcestruzzo preconfezionato. Guardando al futuro, infatti, la previsione per la produzione di calcestruzzo preconfezionato per il 2016 è di +1,1%, dunque un rallentamento del calo di produzione che comunque significherebbe l’interruzione del trend negativo registrato ininterrottamente per nove anni.

“L’industria del calcestruzzo preconfezionato nel 2015 ha raggiunto il suo valore più` basso in termini di volumi di produzione, per questo da alcuni anni ormai nel dibattito interno all’Associazione non si parla più` di crisi ma di mutamento radicale del mercato. Chi produce calcestruzzo si trova a fare i conti con un mondo nuovo, un mercato meno capiente rispetto a quello che ha fatto da scenario alla crescita economica degli anni passati in grado di assorbire meno della meta` della capacita` produttiva oggi attiva. È uno scenario in cui ancora non e` chiaro come relazionarsi ma è certo che il settore deve assumere una diversa configurazione, ogni produttore deve rivedere scelte aziendali oggi non più attuali anche nell’interesse generale della categoria”, commenta l’Associazione.

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