Produzione industriale, Associazioni: “Dati Istat drammatici. Governo intervenga”

(Teleborsa) – Numeri peggiori della crisi del 2008 con l’industria che ad aprile ha visto crollare la produzione del 19,1% rispetto al mese precedente, quando si era registrato un calo del 28,4%, mentre in termini tendenziali si registra un -42,5% su base annua. I dati pubblicati oggi dall’Istatcompongono un quadro che viene definito “drammatico” da più fronti.

“Drammatici, attesi e superati sono i dati odierni sul crollo della produzione industriale di aprile. La valutazione sul futuro del Paese deve giocarsi sulla rapidità della ripresa che si osserva a maggio e sul suo eventuale rafforzamento a giugno”, commenta l’ufficio studi della
Confcommercio. “Le informazioni giornaliere sulle percorrenze dei veicoli pesanti e leggeri, dell’energia elettrica immessa in rete e del gas per uso industriale convergono nell’evidenziare che aprile segna certamente il punto di minimo della congiuntura. Gli interventi pubblici di sostegno alle attività produttive che hanno di più patito la crisi – secondo l’Associazione – andrebbero concentrati e rafforzati per sostenere la ripresa dell’economia che, in termini di prodotto e di occupazione, si potrà costruire solo attraverso e dentro le imprese”.

Per il Codacons “il calo della produzione industriale è pesantissimo, e senza precise misure di sostegno per l’industria ci vorranno decenni per tornare ai livelli pre-Covid”. “Si tratta – afferma il presidente Carlo Rienzi – di un tonfo che va oltre di ogni previsione, e i numeri dell’Istat sull’industria non hanno precedenti e sono addirittura peggiori di quelli registrati nel nostro paese durante la crisi economica del 2008. Basti pensare che per i beni di consumo durevoli la produzione è scesa del -84,2% rispetto allo scorso anno, ad un passo dall’azzeramento!”. In tale scenario, secondo Rienzi, “il Governo deve varare specifiche misure di sostegno per il comparto industriale, che rappresenta il motore del paese, perché senza interventi urgenti ci vorranno anni e anni per tornare ai livelli pre-Covid, e saranno bruciati migliaia di posti di lavoro con effetti devastanti per la nostra economia”.

I dati sulla produzione industriale diffusi dall’Istat non colgono, invece, di sorpresa la Cgil. “I numeri – commenta il segretario confederale, Emilio Miceli, responsabile dell’Area Industria e reti del sindacato – registrano ciò che sappiamo ovvero che l’industria in questi mesi è stata sostanzialmente fermata. Fermo che si è riverberato, ad aprile, sulla mancata vendita di autoveicoli e sulle pesanti perdite nei settori moda (-80%) e trasporti (-74%). Il fattore tempo continua ad essere decisivo. È importante sapere quante risorse vengono messe a disposizione con fondi nostri ed europei, attraverso finanziamenti o ricapitalizzazioni, ma sapere quando diventeranno fruibili è ancora più decisivo”. Per il segretario confederale i dati rivelano che “la dimensione della crisi è davvero molto seria e ci attende una fase dura nella quale sarà necessario tutto il senso di responsabilità degli attori istituzionali, sociali e politici. Non abbiamo vissuto una parentesi che si è chiusa, ma dovremo convivere nel tempo con l’esigenza di coniugare costantemente risanamento e sviluppo, consolidamento e modernizzazione. Questi numeri, e le stime dell’Ocse su Pil e debito, ci mettono di fronte a scenari mai conosciuti sia sul versante economico che sui livelli occupazionali. Senza una forte coesione ed un forte indirizzo unitario in sede europea non saremmo in grado di fronteggiare uno scenario così impegnativo”.

A parlare di “bilancio disastroso per la produzione industriale durante la quarantena” è anche il Centro Studi Promotor. Secondo il Centro Studi anche il dato di maggio che sarà reso noto dall’Istat il 10 luglio sarà “fortemente negativo” e “data la gravità della situazione si conferma l’assoluta necessità per il Governo di affrontare con provvedimenti di immediata efficacia i problemi del comparto industriale”.

A livello regionale il crollo della produzione industriale è stato particolarmente pesante in Lombardia, regione più colpita dall’emergenza sanitaria e tra le prime ad aver subito misure restrittive. “I dati relativi al I trimestre 2020 si commentano da soli. Crollo della produzione industriale (-10% congiunturale e tendenziale) e indici in negativo fotografano l’impatto concreto della crisi Covid-19 sulle imprese e i territori della Lombardia. Crollo degli investimenti e del fatturato, scarsa liquidità, posti di lavoro in discussione, filiere interrotte, sono il campo di battaglia a cui saremo costretti nei prossimi mesi” ha commentato il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti. “La prima preoccupazione maggiore – continua Bonometti – è la contrazione degli ordini, sia dal mercato interno (-9,5%) che dall’estero (-5,5%), che non vorremmo innescasse una crisi di fiducia da parte delle imprese. Se non si avrà il coraggio di intervenire – avverte – pagheremo questa assenza di scelte per anni, o per decenni, visto che proprio le imprese lombarde sono state le più danneggiate dal Covid. In tre mesi è stato fatto proprio poco, nel concreto, rispetto alla drammaticità di questa crisi”. “Investimenti, semplificazione, liquidità, tasse, mercato interno, competitività” queste, per il presidente di Confindustria Lombardia, le parole chiave per la ripresa.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Produzione industriale, Associazioni: “Dati Istat drammatici. Go...