Procedura d’infrazione, non è la prima volta che succede in Italia: come si è risolta in passato

UE pronta ad avviare procedura di infrazione, ma in Italia non è la prima volta che accade

Le notizie che ci arrivano dall’UE sul nostro debito pubblico non sono per niente rincuoranti. Per quanto i tempi possano apparire difficili, tuttavia, non è la prima volta che l’Italia si trova a fare i conti con una procedura per disavanzo eccessivo.

Negli anni passati, precisamente nel 2005 e nel 2009, una procedura di infrazione era stata intrapresa dall’Unione Europea nei confronti del Bel Paese. Era successo durante il terzo e quarto Governo Berlusconi. Le misure adottate dall’Esecutivo allora, per far fronte alle raccomandazioni della Commissione Europea, avevano portato alla chiusura della procedura.

Nel 2005 la Commissione Europea aveva avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per lo sforamento eccessivo del rapporto debito pubblico/Pil. I conti pubblici italiani non convincevano. Il disavanzo di bilancio aveva superato la soglia del 3% del Pil già nel 2003 e ne 2004, e le politiche adottate dal Governo Berlusconi non erano state giudicate idonee per migliorare le cose.

La situazione si risollevò qualche anno dopo, nel 2008, quando il Consiglio Ecofin a Lussemburgo, sotto raccomandazione della Commissione Europea, scelse di chiudere la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. Il disavanzo eccessivo, come si legge nella nota pubblicata dal Consiglio, era stato corretto e, di conseguenza, la procedura abrogata.

Nel 2009, sempre sotto il Governo di Berlusconi, ad aprire una nuova procedura è stato invece il Consiglio dell’Unione Europea. I ministri, sotto spinta di una raccomandazione della Commissione Europea, si pronunciarono sull’esistenza di un disavanzo eccessivo in Italia (e lo confermarono).

All’Italia venne inviata una raccomandazione, dove si diceva di ridurre entro il 2012 il disavanzo eccessivo tra debito pubblico Pil. Il Paese, dove aver sfiorato picchi del 5,5%, riuscì a correggere il deficit nei termini stabiliti, e il Consiglio abrogò la procedura nel giugno 2013.

In passato, come abbiamo visto, i problemi tra Italia e Ue (sempre per quanto riguarda l’eccessivo debito pubblico) sono stati risolti tramite degli interventi restrittivi. Il Governo attuale, trovandosi di fronte alla stessa situazione, ha già fatto sapere che nessuna manovra correttiva verrà approvata per andare incontro alle richieste della Commissione.

Conte, durante l’incontro con Macron, ha affermato di essere aperto al dialogo con l’Ue, ma di non aver intenzione di alzare le tasse degli italiani per risolvere il problema del disavanzo.

Più drastico, infine, è stato Matteo Salvini che, su un’eventuale manovra correttiva, si è espresso confermando l’intenzione di non tornare indietro sulla diminuzione delle tasse. Qualora gli alleati al Governo dovessero prendere una decisione diversa, ha ribadito il Vicepremier, lui e il suo partito non garantiranno l’appoggio.

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